Il libro attraversa mondi diversi – ricerca, professioni tecniche, startup – mostrando come dietro la retorica dell’innovazione si nascondano spesso burnout, disillusione e un diffuso senso di inadeguatezza. Testimonianze, dati e interviste compongono un mosaico che racconta un disagio collettivo, amplificato dai social media: spazi di denuncia, ma anche generatori di nuovi imperativi performativi.
«I giovani non credono più al mito tossico del lavoro dei sogni», osserva Giuliano, che analizza la salute mentale come questione culturale e sistemica, tra mobbing, disturbi alimentari e precarietà emotiva. Il saggio invita a superare stereotipi e barriere generazionali per riscrivere un nuovo patto sociale tra giovani e lavoro. «In un sistema che ci vuole altamente performanti – scrive – riappropriarsi della propria fragilità è l’unico modo per riconoscersi e ritrovarsi».
Nata in Puglia nel 1994 e oggi residente a Milano, Giorgia Giuliano è giornalista e autrice. Collabora con diverse testate, tra cui Wired Italia, occupandosi di cibo e salute mentale. I suoi racconti sono apparsi su riviste letterarie come Nazione Indiana.
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