Gli oratori? Diventino trampolini verso il mondo del lavoro

preghieraBERGAMO – Oggi come oggi la sfida dei giovani è quella di riuscire a intraprendere un concreto percorso di autonomia in grado di rendere i giovani protagonisti dello sviluppo della società. A mancare non è solo il lavoro in quanto tale (anzi alcune professionalità sono molto richieste dalle imprese, ma si trovano con difficoltà), quanto l’educazione familiare alla cultura del lavoro e all’imprenditività e una connessione contemporanea, attraente e efficace tra scuola e mondo del lavoro e dell’impresa.

I ragazzi sono spesso incanalati in percorsi scolastici fino ai 16-18 anni e scollegati dagli stimoli e dalle opportunità che una esperienza lavorativa, manuale o intellettuale, può generare. E anche l’offerta formativa professionale soffre di una rigidità strutturale nell’adattarsi alle trasformazioni del mercato del lavoro. D’altro canto è ancora diffusa tra le famiglie italiane una cultura di svalutazione dei lavori tecnici e manuali, oggi in realtà molto richiesti.

In questo scenario è importante costruire al più presto degli spazi di futuro per i giovani. Gli oratori sono una straordinaria infrastruttura fisica e relazionale, spirituale e culturale, con una grande tradizione di impegno e testimonianza nei due secoli passati.

Tuttavia la loro missione, in questo nuovo secolo di rapidi cambiamenti, si è andata annacquando, limitandosi principalmente al pur lodevolissimo impegno nel trattenimento sportivo ed estivo dei bambini e dei ragazzi.

“Ritengo che gli oratori siano chiamati a diventare degli ‘spazi ibridi’ generatori di speranza per l’intera società italiana: dai giovani alle famiglie, dai cittadini alla società civile organizzata, dagli attori economici, culturali e politici ai tanti stranieri che giungono ogni giorno nel nostro Paese. Perché proprio gli oratori, e non per esempio la scuola, possono essere il luogo di questa sperimentazione”, così ha detto Johnny Dotti, ideatore di “On! Generazione Oratorio”.

Ha proseguito Dotti: “Un punto è centrale: lo studio se non è applicato all’esperienza nella realtà rischia di essere pura astrazione. In questo senso la scuola è ancora troppo ingabbiata in regolamentazioni procedurali e amministrative. Una zavorra che un’istituzione come quella degli oratori non sconta pur potendo vantare una grande diffusione territoriale – sono circa 8mila in Italia gli oratori e molti degli ultimi 400 nati si trovano al Sud -. E qui veniamo al secondo punto focale: la prospettiva di sistema”.

Si riferisce ad una prospettiva sistematica?
“Gli oratori non nascono come progetti fatti a tavolino, ma dalla capacità delle persone di farsi provocare e mettere in discussione dall’urgenza e dai bisogni del proprio tempo. Ma è altrettanto vero che singole esperienze territoriali, penso per esempio a quella della parrocchia di Chiuduno, in provincia di Bergamo, per essere conosciute e diventare generative, devono operare in un quadro di insieme”.

Prosegue Johnny Dotti: “Nei prossimi cinque anni serve una eccezionale convergenza di disponibilità, intelligenza, creatività per ridisegnare proposte e percorsi educativi che dalla preadolescenza conducono alla pienezza della giovinezza. So che in molti oratori ci si è spesso impegnati nei confronti di queste età. Certamente è stato ed è importante aver saputo valorizzare e abitare la qualità etica dei linguaggi e delle sensibilità giovanili, promuovendo ad un tempo musica, teatro, letteratura e contemporaneamente gioco, sport, festa. Formazione umana, culturale e spirituale; prevenzione sociale, accompagnamento familiare e ovviamente al lavoro. Ma non è di un super mercato di attività che abbiamo bisogno oggi. Il tema è forse quello di trovare un filo conduttore un po’ più robusto, che duri più a lungo nel tempo”.

In questo contesto ha allora compiutamente senso parlare di economia, di lavoro e di forme di generazione del valore, che è valore simbolico e materiale?
“Non si tratta di creare qualche ‘posto di lavoro’ in oratorio per qualche ragazzino ‘sfortunato’, o di fare quello che fanno già le scuole di formazione professionale. Si tratta di riconnettere in questi luoghi il nesso di senso tra educazione e lavoro che si è completamente perduto; e senza il quale manca il nesso con la realtà”.

Conclude l’ideatore di “On! Generazione Oratorio”: “Questo nuovo oratorio diventa l’hub di co-creazione dello spirito e delle abilità professionali dei giovani in collaborazione con le famiglie e la comunità di riferimento, che devono diventare parte integrante e generante del processo. Penso a una comunità anche spirituale che prescinde però dalla religione di ognuno, perché l’uomo e la crescita dei ragazzi non si riducano a funzioni prettamente pragmatiche”.