“Avere più dati e di migliore qualità è cruciale – afferma Odgers -. Ma gli studi condotti finora non giustificano la paura che questi dispositivi stiano portando una generazione alla rovina. Quello che le attività online potrebbero fare, tuttavia, è riflettere e persino peggiorare vulnerabilità esistenti”. Le paure, sottolinea l’articolo, hanno dato vita a iniziative come la lettera di alcune associazioni ad Apple che chiedeva di rispondere a ‘una crescente serie di studi’ sugli effetti negativi dei dispositivi e dei social media.
In realtà, spiega Odgers, gli studi più recenti hanno dato un mix di risultati positivi, negativi e nulli, e tutti con effetti piccoli. “Uno dei più grandi finora ha analizzato più di 120mila adolescenti britannici nel 2007. Non ha trovato nessuna associazione tra benessere mentale e uso ‘moderato’ della tecnologia, e piccole associazioni negative per alti livelli di utilizzo”. Quello che succede, conclude la ricercatrice, è che gli adolescenti che trovano più avversità nella vita reale hanno un rischio maggiore di avere esperienze negative online.
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