Gran Bretagna: Johnson alla prova del Parlamento, pressioni sul taglio delle tasse

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boris johnsonLONDRA – Fra le code dello scandalo Partygate e la promessa di un taglio di tasse (differito) che dovrebbe aiutare il governo a ritrovare parte del consenso e della popolarità perdute, il premier britannico Boris Johnson torna oggi ad affrontare la Camera dei Comuni nel tradizionale Question Time del mercoledì. Il primo dopo il voto di sfiducia alla sua leadership superato a fatica lunedì con 211 voti a favore e ben 148 contrari fra i deputati del gruppo di maggioranza; e il primo anche dopo la pausa festiva dei lavori parlamentari coincisa con le grandi celebrazioni pubbliche del Giubileo di Platino dei 70 anni di regno da record della 96enne Elisabetta II.

Johnson è atteso dai rinnovati attacchi del leader dell’opposizione laburista, Keir Starmer, sia sulla politica economica dell’esecutivo di fronte a una crisi nazionale e globale aggravata dai contraccolpi della guerra in Ucraina, sia sulle “bugie” che gli vengono imputate a proposito del Partygate sullo sfondo di richieste di dimissioni che egli rigetta, ma a cui la lacerazione interna al Partito Conservatore ha ridato fiato. Mentre sul fronte della maggioranza crescono le pressioni sulla promessa di un’inversione di tendenza sulla tasse – dopo gli incrementi legati all’impennata della spesa pubblica in tempo di pandemia – rilanciata ieri dal premier.

Promessa la cui attuazione una fonte di Downing Street si è già affrettata a rinviare a tempi medio-lunghi, dopo il superamento di alcune emergenze “prioritarie”; ma che molti deputati Tory – dissidenti e non – invocano con impazienza come un cruciale riavvicinamento alla tradizione thatcheriana. E che anche ministri di primo piano della compagine di BoJo – dal titolare dell’Industria, Kwasi Kwarteng, a quella del Commercio, Penny Mordaunt – suggeriscono attraverso i media debba diventare realtà “al più presto possibile”.