Greta Thunberg, l’attivista svedese al COP24: “Il clima sta cambiando, non c’è più tempo”

A soli 15 anni siede accanto al numero uno dell’Onu e ammonisce i leader mondiali

Greta ThunbergGreta Thunberg, 15enne svedese, lunghe trecce e sguardo fermissimo, lancia un appello e rimprovera i leader politici di tutto il mondo: non state facendo ciò che dovete per proteggere l’umanità dal disastro ambientale. Attivista per l’ambiente, da anni si batte per la sensibilizzazione delle forze politiche al grave problema dei cambiamenti climatici.

Il Time l’ha inserita nella classifica dei teenager più famosi al mondo del 2018. Ai suoi coetanei, sta dimostrando che si può “votare” anche prima di aver raggiunto la maggiore età. La sua posizione di critica nei confronti del governo, Greta non la esprime entrando in cabina elettorale, ma assentandosi da scuola ogni venerdì: quello è infatti il giorno della settimana in cui va a protestare di fronte al parlamento svedese, colpevole di non impegnarsi a sufficienza per scongiurare il disastro climatico. “Non posso ancora votare e quindi questo è l’unico modo per far sentire la mia voce”, spiega Greta al Time.

Fa riflettere il fatto che questo allarme venga da uno dei Paesi, la Svezia, che è tra i più impegnati a rispettare gli accordi di Parigi: “È già troppo tardi, dobbiamo fare più velocemente”, ammonisce Greta.

È il 20 agosto 2018 quando Greta decide di denunciare la grave situazione ambientale in cui versa il suo Paese: questa estate la Svezia è stata provata da ondate di calore e incendi che hanno visto bruciare ettari di foreste, e lei ha scelto di manifestare il suo dissenso contro il governo e le sue politiche inappropriate all’attuale livello di allarme climatico. Ha quindi smesso di frequentare la scuola fino al giorno delle elezioni politiche, il 9 settembre 2018. Al governo svedese, la giovane chiede la riduzione delle emissioni di carbonio come previsto dall’Accordi di Parigi: per questo si siede fuori dal Riksdag ogni giorno, con accanto a sé il cartello Skolstrejk för klimatet (Sciopero scolastico per il clima). Dopo le elezioni, la protesta di Greta si svolge un solo giorno a settimana, il venerdì, e migliaia di ragazzi in tutto il mondo, colpiti dalla sua determinazione, hanno scelto di seguire il suo esempio: dalla Germania ai Paesi Bassi all’Australia, sempre più numerosi sono i teenager che organizzano manifestazioni per sensibilizzare i governi e l’opinione pubblica sulla necessità di accelerare gli interventi pro-clima.

A chi le ricorda che, in quanto studente, deve frequentare la scuola, risponde: “Cosa ho intenzione di imparare a scuola se i fatti non contano più? I politici non ascoltano gli scienziati, quindi perché dovrei imparare?”.

L’8 settembre 2018 si è svolta la mobilitazione planetaria Rise for climate, che ha visto milioni di persone scendere in piazza in tutto il mondo per protestare contro la deregolamentazione climatica. E Greta era lì, a manifestare davanti alla sede del parlamento europeo a Bruxelles.

Ma è il 4 dicembre il giorno in cui Greta ha espresso in modo più eloquente la sua disapprovazione nei confronti dell’establishment. Interviene alla COP24, il vertice delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, prendendo la parola seduta accanto al Segretario Generale António Guterres. “Non siamo venuti qui a pregare i leader mondiali perché si prendano cura di noi. Ci avete ignorato in passato e ci ignorerete ancora. Abbiamo finito le scuse e il tempo per agire sta per finire. Siamo venuti per farvi sapere che il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia oppure no”.

La severità con cui Greta si rivolge ai diplomatici e ai dirigenti riuniti a Katowice rivela che le giovani generazioni percepiscono come fortemente irresponsabile il comportamento di chi, come la classe dirigente, dovrebbe salvaguardare il futuro dei cittadini. “Non siete maturi abbastanza per dire le cose come stanno: state lasciando questo fardello a noi bambini”. L’immaturità è il principale rimprovero che Greta fa ai politici. Ma subito dopo, compare un’altra accusa, ovvero la mancanza di serietà nello svolgere il loro mandato: “Nel 2078 festeggerò 75 anni. Se avrò dei figli, probabilmente passeranno quel giorno con me. Forse mi chiederanno di voi; forse mi chiederanno perché non avete fatto niente quando c’era ancora tempo per agire. Finché non inizierete a concentrarvi su cosa deve essere fatto anziché su cosa sia politicamente possibile, non c’è alcuna speranza. Non si può risolvere una crisi senza trattarla come tale”.

I leader politici mondiali, denuncia Greta, sembrano aver rimosso il problema dell’emergenza climatica, e la realtà si incarica di comparire e di far emergere la loro impreparazione: “Dobbiamo lasciare i combustibili fossili sottoterra e dobbiamo concentrarci sull’uguaglianza. E se il nostro sistema non ci permette di trovare soluzioni, allora dovremmo cambiare il sistema stesso”.

Il pianeta, anziché essere considerato come la nostra casa, ovvero come un ambiente che va curato e salvaguardato, è divenuto una risorsa da sfruttare fino al rischio del suo stesso esaurimento: “La nostra civiltà viene sacrificata per dare la possibilità a un piccolo numero di persone di continuare a fare un sacco di soldi. La nostra biosfera viene sacrificata così che le persone ricche di Paesi come il mio possano vivere nel lusso”. E a fare le spese di questa messa a repentaglio dell’ecosistema saranno soprattutto le giovani generazioni e quelle future: “Dite di amare i vostri figli sopra ogni altra cosa, eppure state rubando il loro futuro davanti ai loro stessi occhi”.

A cura di Barbara Miladinovic