Una sfida di eleganza e intelligenza, in cui l’ironia corrosiva della commedia all’italiana si traduce in materia viva, drammaturgica, restituita al suo tempo – il nostro – con una precisione e una lucidità che ne rinnovano il senso. Accanto a lui Galatea Ranzi, interprete di straordinaria finezza, dà corpo e voce a una controparte femminile capace di scardinare il cliché e restituire complessità alla figura della moglie borghese, lucida e implacabile. Con loro, un cast di eccellenti interpreti – Pier Luigi Misasi, Leonardo Ghini, Giulia Piermarini, Diego Sebastian Misasi, Tony Rucco e Luca Scapparone – anima un affresco corale di straordinaria modernità, sospeso tra cinismo e malinconia, comicità e disincanto.
L’adattamento teatrale, curato da Ennio Coltorti e Gianni Clementi, recupera la fisionomia originaria della commedia all’italiana e la traduce in un presente di grande nitore drammaturgico, capace di restituire al pubblico la sua ironia più amara e il suo sguardo implacabile sulla condizione umana. Le musiche di Davide Cavuti e i costumi di Paola Romani completano un quadro di raffinata coerenza estetica. Uno spettacolo che celebra il valore della memoria culturale e la sua capacità di trasformarsi, ancora una volta, in racconto contemporaneo.
Spettacolo tratto dal celebre film di Dino Risi. In scena Alberto Nardi, un industriale romano, megalomane, ma con scarso, se non disastroso, senso degli affari, sposato (probabilmente per interesse) con una ricca donna d’affari, abile e spregiudicata, alla quale lui, perennemente assediato dai creditori, si rivolge quando ha bisogno di firme per contratti, cambiali o denaro contante per le sue fallimentari iniziative. La moglie, tuttavia, consapevole dell’assoluta incapacità del marito negli affari, saggiamente, non solo ha smesso ormai di continuare a sussidiare il marito ma lo umilia continuamente apostrofandolo “cretinetti” anche in pubblico e, dietro anonimato, gli presta continuamente denaro a condizioni usuraie, tramite il commendator Lambertoni, suo intermediario, rovinandolo ulteriormente. Ad Alberto non resta che studiare improbabili piani, assieme ai suoi improbabili collaboratori, per sbarazzarsi della moglie ed ereditarne i capitali. In una trascinante girandola comica i suoi tentativi innescheranno assurde situazioni che hanno fatto de “Il vedovo” un magnifico capolavoro comico della “commedia all’italiana” che vedeva protagonisti due mostri sacri come Alberto Sordi e Franca Valeri.
In questo adattamento firmato da Gianni Clementi ed Ennio Coltorti l’azione è spostata a Roma: Massimo Ghini interpreta il ruolo del grande Sordi proponendo il “suo” Alberto Nardi e Galatea Ranzi, quello che fu di Franca Valeri Risi individuava quelli che sarebbero diventati i protagonisti di un altro suo capolavoro: “I mostri”. Oggi i personaggi del “Il vedovo” non possono non ricordare il vertiginoso aumento della attuale “mostruosità” sociale. Lo spettacolo, rispettando al massimo l’intreccio del celebre film e trasformando in ritmi teatrali le scansioni filmiche del tempo, non si propone come un’imitazione ma piuttosto un omaggio a questo capolavoro degli anni settanta e come l’occasione di un ritorno al grande divertimento “all’italiana”.
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