Infortuni mortali sul lavoro, nel 2020 il 40% è stato dovuto al Covid

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MESTRE – “La pandemia stravolge i dati delle morti sul lavoro e l’emergenza morti bianche mostra tristemente un nuovo volto. Perché a differenza degli anni passati non parliamo più solo di operatori nel settore delle Attività Manifatturiere, delle Costruzioni e dei Trasporti, deceduti più frequentemente per schiacciamento o caduta dall’alto. In questo 2020, infatti, il 40% degli infortuni mortali in occasione di lavoro – 332 vittime su 860 da gennaio a ottobre – è stato causato dal contagio da Covid-19. E con questi nuovi e terribili numeri emergono nitide le tragedie di impiegati, addetti alla segreteria e agli Affari Generali, infermieri e fisioterapisti, medici, operatori socio sanitari, portantini, bidelli, ma anche di addetti alla pulizia di uffici, operatori di alberghi, di navi e di ristoranti”.

È questa l’introduzione all’ultima indagine dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre (elaborata sulla base di dati Inail) nelle parole del suo Presidente, l’Ingegner Mauro Rossato. Si tratta di 332 lavoratori che hanno perso la vita nei primi 10 mesi dell’anno.

“Un dramma nel dramma delle morti sul lavoro. Una piaga che si insinua in un’altra piaga – commenta l’Ing. Mauro Rossato, Presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre – Una situazione che pare surreale, eppure è tragicamente reale; e innanzi alla quale solo con l’applicazione di rigidi protocolli per la sicurezza si può dare una risposta in termini di contenimento della diffusione del Covid, soprattutto in ambito non sanitario dove la percezione del rischio probabilmente non è altrettanto elevata”.

Il 91,9% delle vittime rientra nell’Industria e Servizi. E in questa macroarea produttiva con il 21,6% delle denunce con esito mortale troviamo il settore Sanità e Assistenza Sociale, seguono con il 14% dei casi le Attività Manifatturiere (lav. prod. chimici, farmaceutica, stampa, ind. alimentare…), il Trasporto e Magazzinaggio (con il 12,3%), il Commercio (10,6%) e il 10,2% dei casi coinvolge invece il settore dell’Amministrazione Pubblica e Difesa (att.tà degli organi preposti alla sanità es. Asl, legislativi, esecutivi). Nell’11,4% dei casi si tratta di impiegati, addetti alla segreteria e agli affari generali, il 10% delle vittime sono tecnici della salute (infermieri, fisioterapisti, …), il 6,6% sono medici. E ancora ci sono i conduttori di veicoli a motore 6,2%, operatori sociosanitari con il 4,8% del totale delle denunce con esito mortale, e il 3,8% il personale non qualificato nei servizi sanitari e istruzione (portantini, ausiliari, bidelli).

Il 41,3% delle denunce con esito mortale arriva dalla Lombardia (137 decessi), seguita dal 9,3 % dell’Emilia Romagna (31 decessi), dal 9 % del Piemonte (30 decessi), dal 7,5 % Campania (25 decessi); dal 5,1 % di Liguria e Lazio (17decessi), dal 4,8 % della Puglia (16 decessi). E la triste graduatoria prosegue con le Marche e l’Abruzzo (3,6 % e 12 decessi), il Veneto (3 % e 10 decessi), la Toscana (2,7 % e 9 decessi), la Sicilia (1,8 % e 6 decessi), l’Umbria (1,2 % e 4 decessi), la provincia autonoma di Trento e Calabria (0,6 % e 2 decessi), Valle d’Aosta e Friuli Venezia Giulia (0 ,3 % e 1 decesso). Per quanto riguarda le denunce di infortunio con esito non mortale poi sono 66.781 su un totale di 421.497, ovvero il 15,8% del totale, ma arrivano a rappresentare il 18% rispetto agli infortuni rilevati in occasione di lavoro (che in totale sono 369.688). Sette denunce di infortunio su dieci hanno come protagonista l’universo femminile.

Il 98% delle denunce di infortuni non mortali dovuti a contagio da Covid-19 rientra nell’Industria e nei Servizi. E ancora una volta (come già visto per gli infortuni mortali) è il settore “Sanità e Assistenza Sociale” a far rilevare il maggior numero di denunce con il 70% del totale delle denunce. Seguono l’Amministrazione Pubblica (8,7% delle denunce) e il 4,4% delle denunce che giungono dal settore dei servizi di vigilanza, attività di pulizia fornitura di personale e call center. Per quanto riguarda le professioni coinvolte, 4 infortuni su 10 coinvolgono tecnici della salute (infermieri, fisioterapisti), seguiti dagli operatori sociosanitari (oss assistenti nelle case di riposo) con il 20%; dai medici (10,1%), e dagli operatori socioassistenziali (nelle strutture ospedaliere) 8,4%. E ancora dal 4,6% del personale non qualificato nei servizi sanitari e istruzione (portantini, ausiliari, bidelli); dal 3,4% di impiegati addetti – Impiegati addetti alla segreteria e agli affari generali; dal 2% del personale non qualificato nei servizi di pulizia di uffici, alberghi, navi, ristoranti, aree pubbliche e veicoli; dall’1,1% Direttori, dirigenti ed equiparati dell’amministrazione pubblica e nei servizi di sanità, istruzione e ricerca.

Ed è il Nord a far emergere il dato più allarmante con la Lombardia in testa alla graduatoria delle denunce di infortunio legate al Covid con il 33,1% del totale nazionale. Seguono: Piemonte 14,7% Emilia Romagna 9,3%, Veneto 8,2%, Toscana 5,9%, Liguria 4,9%, Lazio 4,4%, Campania 3,7%, Puglia 2,8%, Marche 2,5%, Trento 2,0%, Sicilia 1,8%, Friuli 1,5%, Bolzano 1,4%, Abruzzo 1,3%, Sardegna 1,2%, Umbria e Valle D’Aosta 0,5%, Calabria 0,3%, Basilicata 0,2%, Molise 0,1%. “I dati sono davvero sconfortanti e, proprio per la loro drammaticità, devono scuotere le coscienze di tutti i datori di lavoro e dei lavoratori stessi – sottolinea l’Ing. Mauro Rossato, Presidente dell’Osservatorio mestrino – affinché mettano in atto tutte le procedure necessarie per evitare la diffusione del virus. Ci sono gli strumenti e sono efficaci”.

Uno su tutti il Comitato per l’applicazione e la verifica del protocollo anticontagio, nel quale devono essere coinvolti e partecipare attivamente le rappresentanze sindacali aziendali e i Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza. “Tale Comitato è chiaramente previsto nel protocollo condiviso tra le parti sociali che dall’aprile di quest’anno stabilisce le regole da applicare in azienda per limitare la diffusione di questo terribile virus. Purtroppo – conclude il Presidente dell’Osservatorio Vega Engineering – vi sono realtà produttive nelle quali quanto stabilito dal legislatore e dai comitati scientifici rimane lettera morta”.