INPS, terrore tra i pensionati: ora può pignorare tutto senza limiti

Le nuove regole INPS sul pignoramento delle pensioni: limiti, eccezioni e casi in cui può scattare il recupero totale dell’assegno

La questione del pignoramento della pensione da parte dell’INPS continua a sollevare dubbi e preoccupazioni tra i pensionati italiani. Sebbene esistano norme precise volte a tutelare l’importo minimo necessario a garantire una vita dignitosa, nelle pratiche quotidiane emergono situazioni in cui l’Istituto previdenziale esercita un potere di recupero che può arrivare a interessare anche l’intero trattamento pensionistico.

Pignoramento pensione INPS
Quando l’INPS può pignorare la pensione – (lopinionista.it)

In questo articolo approfondiremo le regole, i limiti e le motivazioni che sottendono al pignoramento delle pensioni, anche alla luce delle più recenti pronunce giurisprudenziali e circolari INPS.

Il diritto italiano prevede una tutela del minimo vitale per il pensionato, che si traduce in una soglia di impignorabilità della pensione. In linea di massima, l’INPS può pignorare fino a un quinto della pensione, ma solo sulla parte eccedente il doppio dell’assegno sociale e mai al di sotto dei 1.000 euro mensili complessivi. Ciò significa che il pensionato ha diritto a conservare un importo minimo per vivere dignitosamente.

Tuttavia, questa regola generale incontra delle eccezioni, soprattutto in presenza di somme indebitamente percepite. In questi casi, come evidenziato dalla recente sentenza numero 216 della Corte Costituzionale, il recupero può essere più incisivo: il prelievo del 20% (un quinto) può essere calcolato sulla parte eccedente il trattamento minimo, che attualmente si aggira attorno ai 620 euro.

La Consulta ha sottolineato che il pignoramento scatta solo nel caso in cui si accerti il dolo del pensionato, ovvero la volontarietà nell’omissione o nella dichiarazione errata di informazioni reddituali che hanno comportato un’erogazione superiore a quella spettante. Tale pronuncia si pone in contrasto con quanto stabilito dall’articolo 545, comma 7, del Codice di Procedura Civile, dimostrando come la tutela del pensionato passi anche attraverso la verifica della buona fede.

Pignoramento integrale della pensione: quando è possibile?

Il 30 settembre 2025 l’INPS ha emanato la circolare numero 130, che, pur concentrandosi principalmente su prestazioni assistenziali e ammortizzatori sociali (come Naspi, sussidi e Cassa Integrazione Guadagni), contiene indicazioni rilevanti anche per il mondo pensionistico.

La circolare ribadisce che alcune prestazioni, come quelle legate a maternità e malattie, godono di un’impignorabilità assoluta. Tuttavia, in presenza di un debito verso lo stesso INPS, anche per queste prestazioni si applica la regola del quinto, con la possibilità di recuperare somme indebite.

Un tema centrale è rappresentato dal cosiddetto modello RED, ovvero la dichiarazione reddituale che i pensionati devono presentare annualmente. L’omissione, il ritardo o la presentazione di dichiarazioni mendaci possono attivare procedure di recupero molto stringenti da parte dell’INPS, che può arrivare a sospendere l’intera erogazione pensionistica.

Pignoramento pensione
In questi casi la pensione può essere pignorata – (lopinionista.it)

I casi più frequenti riguardano arretrati di pensioni di reversibilità o ratei maturati ma non riscossi, che possono diventare oggetto di pignoramento integrale qualora il pensionato abbia debiti con l’Istituto. Le segnalazioni di pensionati che si sono trovati senza alcun versamento sono purtroppo numerose, e testimoniano l’applicazione rigorosa di queste regole in presenza di irregolarità.

Contrariamente a quanto molti credono, l’INPS ha effettivamente il potere di pignorare l’intera pensione in situazioni specifiche. Questo accade prevalentemente quando si accerta che il pensionato ha percepito somme indebitamente, soprattutto in caso di dolo accertato, come previsto dalla giurisprudenza costituzionale.

Le cause più comuni che possono scatenare questa misura riguardano:

  • Omessa o falsa dichiarazione reddituale, con conseguente indebita percezione dell’assegno pensionistico.
  • Mancata presentazione del modello RED.
  • Debiti accumulati con l’INPS stesso, ad esempio per prestazioni sociali o ammortizzatori.
  • Recupero di arretrati di pensione, in particolare per pensioni di reversibilità.