Intervista ad Antonella Marsiglio, un mix di pacatezza e pura follia

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Amo follemente tutte le cicatrici dei miei errori perché non smettono mai di ricordarmi chi sono e da dove vengo

antonella marsiglio me lo racconti staseraAma gli animali, la scrittura e la lettura Antonella Marsiglio. La scrittrice con due romanzi pubblicati per Rosabianca Edizioni, quali “ Me lo racconti stasera” e “Ultima chiamata per Emma Neri, e con un terzo già nella testa e in parte sul pc, ci racconta a ruota libera del suo incontro con il compianto Alberto Bevilacqua che è stato fondamentale per la sua arte.

Antonella, con quali parole si presenterebbe ai nostri lettori?

E’ sempre molto difficile presentarsi a chi non ti conosce e sa molto poco di te, ma ci provo. Sono una donna di 48 anni (39 per gli amici, 35 per quelli storici, ma quasi 49 per l’anagrafe) che non ha mai smesso di sognare. Credo nei valori e faccio tutto quello che è nelle mie possibilità per fare in modo che non spariscano ma negli anni mi sono sempre più convinta che servano i fatti e gli esempi, e che le parole e le chiacchiere stiano a zero. Amo gli animali, ed ho adottato due gatti, Vaschino e Coffee, anche se sarebbe più giusto dire che mi ospitano in casa loro.

Cerco di mettere il meglio di me in ogni cosa che faccio. Sono tenace, testarda, un tantino diretta e decisamente molto poco diplomatica e pacata. Ma sono fatta così, mi piace la chiarezza, arrivare direttamente al punto.

Ho iniziato a scrivere da quando ero bambina e ho pian piano scoperto che è uno dei modi che mi piace di più per dare spazio alla mia anima. Vedere un intero libro scritto da me, con il mio nome riportato sotto il titolo della copertina è stata un’emozione che non scorderò mai, ma poi un giorno una donna mi ha detto “lo sai che leggere il tuo libro mi ha fatto venire voglia di vivere?” ed è stato li che il mio cuore ha iniziato a battere più forte che mai ed ho pensato che ne sia davvero valsa la pena.

Che dire? Sono un misto di pacatezza e pura follia, ogni tanto vince la prima e ancora troppo spesso la seconda, piena di contraddizioni, amo follemente tutte le cicatrici dei miei errori perché non smettono mai di ricordarmi chi sono e da dove vengo.

Lei ha avuto il piacere e l’onore di conoscere Alberto Bevilacqua. Ci vuole raccontare di più della vostra amicizia?

Ho incontrato Alberto che ero poco più che ventenne, un’età in cui i sogni sembrano così tanto realizzabili che alla fine si realizzano veramente. Seguivo ogni trasmissione in cui era invitato, pendevo dalle sue labbra, il suo carattere schietto mi ha conquistato subito, poi un pomeriggio alla radio hanno pubblicizzato un suo firma copie a Milano il giorno dopo. Non ricordo neanche più che scusa ho inventato per mancare dal lavoro, ma io dovevo vederlo di persona e niente poteva mettersi tra me e quel desiderio folle.

Quando entrai nella libreria e lo vidi seduto intento a fare autografi tutto il mio entusiasmo lasciò il posto alla timidezza e alle mie insicurezze. Quando arrivò il mio turno a testa china gli passai il mio libro e tutte quelle cose che avevo fantasticato di dirgli erano scomparse. Rimase per un po’ con la penna sul libro poi un po’ spazientito mi ha fissata e mi ha detto “Pensi di dirmi anche un nome per la dedica?” credo di aver preso fuoco e sottovoce gli ho sussurrato il mio nome.

Solo una volta arrivata in metropolitana trovai il coraggio di aprire il libro per guardare il suo autografo, perché quello credevo di trovare. “Ad Antonella che mi è carissima in attesa di sentirla …” di seguito il suo numero di telefono. Per giorni interi arrivai solo a formare il prefisso 06, cosa potevo dire io ad Alberto Bevilacqua? Alla fine feci tutto il numero, tre squilli e partì la segreteria, questo mi fu di grande conforto.

“Buongiorno dottor Bevilacqua non so se si ricorda …” all’improvviso, la sua voce “Antonella? Sei tu vero?” da quel giorno le telefonate diventarono quotidiane e ben presto divennero più di una, sembrava che qualsiasi cosa succedesse nelle nostre vite avesse urgenza di essere raccontata all’altro fino al fatidico “Ma tu a Roma non ci vieni mai?”

Avevamo quarant’anni di differenza eppure nelle lunghe ore passate a chiacchierare sembrava che le differenze non esistessero. Il suo carattere lunatico si scontrava quotidianamente con la mia costante gioia di vivere, e la sua tendenza alla depressione portava me a soffrire per i suoi repentini allontanamenti e per le chiamate senza risposta e lui a scrivere le pagine più intense dei suoi romanzi.

Poi la vita ci ha un po’ allontanati, la mia prima relazione seria, il suo incessante lavoro e le telefonate e gli incontri si fecero sempre più radi, ma mai abbastanza da non esistere più l’uno per l’altra.

Lo ricordo sempre con il suo sigaro in bocca che mi ringhia di smetterla di accendermi continuamente sigarette e questo mi fa ancora sorridere. Il mio più grande rammarico è che la cultura italiana lo abbia dimenticato così velocemente.

Quanto è stato importante il vostro incontro per avvicinarla alla scrittura?

Direi determinante. Fu lui il primo a dirmi “Dovresti scrivere, hai talento” nonostante ciò ogni volta che gli facevo leggere qualcosa mi demoliva senza pietà! Mi accusava sempre di scrivere di cose di cui non sapevo niente, di non saper trasmettere gli odori, i rumori, i colori. E così ancora oggi quando devo descrivere anche solo un cartello stradale esco per strada con la mia reflex e faccio mille fotografie prima di parlarne.

Come è cambiato nel corso del tempo il suo rapporto con essa?

Molto, quando rileggo i miei primi racconti non mi capacito di come sia possibile che li abbiano pubblicati.

Scrive di getto o tende a pensare molto prima di mettere nero su bianco la storia?

Entrambe le cose, lo so è una contraddizione ma funziono così. Spesso l’idea di un intero romanzo arriva tutta insieme e passo dodici ore ininterrotte a scrivere per la paura di non ricordare cosa devo scrivere, poi lascio “decantare” la bozza e nel revisionarla passo giornate intere a rimaneggiare qualche pagina.

Lei ha all’attivo ad oggi due bei romanzi, sta già pensando al terzo? Qualche piccola anticipazione a riguardo?

Sì, il terzo è già nella mia testa e in parte sul pc. Questa volta abbandono la mia protagonista Emma Neri ma in realtà l’abbandono solo in parte per dar voce a un assassino, anzi a un serial killer. Sarà un viaggio nella mente e nelle emozioni del cattivo, e devo dire che mettermi alla prova con un libro così complesso da scrivere mi affascina ancora di più. Spero che possa vedere la luce molto presto.