Istat, il Pil frena a +0,2% nel 2019 e accelera a +0,6% nel 2020

Logo IstatROMA – Nel 2019 il prodotto interno lordo (Pil) e’ previsto aumentare dello 0,2% in termini reali, “in deciso rallentamento rispetto all’anno precedente”. Lo rileva l’Istat nelle previsioni delle ‘Prospettive per l’economia italiana nel 2019 e 2020’ aggiungendo che la crescita risulterebbe “in lieve accelerazione” nel 2020, allo 0,6%.

L’economia italiana continua a essere caratterizzata “da una prolungata fase di bassa crescita della produttività”, sottolinea l’istituto. Nel periodo 2014-2018, in Italia la produttivita’ del lavoro, misurata in termini di ore lavorate, e’ aumentata in misura contenuta (+0,3% la crescita media annua), con un ampliamento del divario rispetto all’area euro (+1,0%). In particolare, nel 2018 la produttivita’ del lavoro e’ diminuita dello 0,3%, sintesi di una crescita delle ore lavorate (+1,3%) superiore a quella del valore aggiunto (+1,0%).

L’andamento della produttivita’ si lega con la dinamica particolarmente modesta dei ritmi produttivi che si estende anche all’anno corrente. Nel terzo trimestre, il Pil italiano ha evidenziato un modesto aumento, di intensita’ uguale a quello dei precedenti tre trimestri (+0,1%). La crescita e’ stata alimentata dal contributo positivo della domanda nazionale al netto delle scorte (+0,2 punti percentuali) spinta dal recupero dei consumi privati. La componente estera netta ha fornito un contributo negativo a seguito del rallentamento delle esportazioni di beni e servizi e dell’incremento delle importazioni.

Nel dettaglio, nell’anno corrente, spiega l’Istat, la domanda interna al netto delle scorte fornirebbe un contributo positivo alla crescita del Pil pari a 0,8 punti percentuali; l’apporto della domanda estera netta risulterebbe moderatamente positivo (+0,2 punti percentuali) mentre la variazione delle scorte fornirebbe un impulso ampiamente negativo (-0,8). Nel 2020, il contributo della domanda interna si manterrebbe su livelli simili a quelli dell’anno corrente (+0,7), la domanda estera netta contribuirebbe ancora positivamente (+0,1) mentre le scorte fornirebbero un contributo negativo ma di intensita’ contenuta (-0,2 punti percentuali). I dati sulla fiducia delle famiglie mostrano un orientamento negativo.

A novembre l’indice del clima di fiducia dei consumatori ha segnato una forte flessione a seguito del peggioramento di giudizi e attese sulla situazione economica italiana e dell’aumento delle aspettative sulla disoccupazione. L’indice di fiducia delle imprese ha registrato, invece, un lieve aumento, legato all’evoluzione positiva dei giudizi e delle attese sugli ordini nel settore dei servizi. I livelli sono comunque significativamente inferiori a quelli medi del 2018. Nel settore manifatturiero, per il quale l’indice ha segnato una lieve diminuzione, i giudizi sul livello degli ordini sia interni sia esteri sono peggiorati. L’indicatore anticipatore segnala il proseguimento della fase di modesta dinamica dei livelli di attivita’ economica.