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Italia fuori dalla top 10 europea per il congedo di maternità

Secondo il report 2026 di World Population Review l’Italia è solo 15ª in Europa per congedo di maternità, dietro Paesi come Polonia, Ungheria e San Marino

Nel giorno dedicato alla Festa della Mamma arriva un dato che invita a riflettere: l’Italia è fuori dalla top 10 dei Paesi europei più virtuosi in tema di congedo di maternità. A dirlo è il report globale 2026 di World Population Review, che colloca il nostro Paese al 15° posto, con 22 settimane retribuite all’80%, dietro realtà come Polonia (26 settimane al 100%), Ungheria (24 settimane al 70%) e San Marino, che garantisce le stesse 22 settimane ma con retribuzione piena.

Il confronto europeo mostra un quadro estremamente eterogeneo. In testa c’è la Croazia, che offre 58 settimane di congedo, retribuite al 100% fino ai primi sei mesi di vita del bambino. Seguono Montenegro, Regno Unito, Bosnia ed Erzegovina, Albania, Irlanda, Macedonia del Nord e Norvegia, con modelli diversi ma accomunati da una maggiore estensione temporale o da una retribuzione più elevata. All’estremo opposto, gli Stati Uniti, che garantiscono solo 12 settimane non retribuite a livello federale.

Il tema della genitorialità, però, non riguarda solo norme e percentuali. È un nodo culturale e organizzativo che chiama in causa il ruolo delle imprese. “In un Paese in cui la scelta di avere un figlio o una figlia viene ancora troppo spesso vissuta come un ostacolo al percorso professionale, adottare un approccio people‑centric è fondamentale per trattenere i talenti e generare un benessere organizzativo autentico e sostenibile”, spiega Debora Moretti, Co‑CEO di Zeta Service.

L’azienda, leader nei servizi payroll e HR admin, ha sviluppato negli anni il Baby Pack, un ecosistema di misure che supera la logica delle sole tutele di legge. Il modello prevede 30 giorni di congedo retribuito per tutti i genitori, indipendentemente dal ruolo genitoriale, smart working al 100% negli ultimi mesi di gravidanza, flessibilità totale nei primi mesi dopo la nascita, 8 ore retribuite per l’inserimento al nido, una card nascita da 400 euro, borse di studio e un sistema di supporto psicologico e organizzativo.

A questo si aggiungono strumenti economici come l’anticipo del 20% della retribuzione durante la maternità facoltativa e la possibilità di richiedere un anticipo del TFR. Zeta Service affianca inoltre i genitori attraverso il programma “Fiocco in Azienda” di Manageritalia e un Help Desk Genitorialità che aiuta a orientarsi tra bonus, moduli e normative.

“Il tema della genitorialità non può essere affrontato solo con misure di breve periodo”, sottolinea Moretti. “Serve un cambiamento culturale e manageriale che redistribuisca i carichi di cura e renda il lavoro davvero sostenibile”. Un percorso che l’azienda porta avanti anche tramite Fondazione Libellula, impegnata nella diffusione di una cultura del rispetto e dell’equità.

Il quadro europeo mostra che esistono modelli più avanzati e inclusivi. L’Italia, ancora ferma all’80% di retribuzione, ha margini di miglioramento significativi. Ma sono proprio le imprese più innovative a dimostrare che un approccio diverso è possibile: investire nella genitorialità non è un costo, ma una leva strategica di equità, attrattività e sviluppo organizzativo.

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Redazione L'Opinionista

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