
Una storia che sembra scritta con ironia dalla stessa penna del drammaturgo agrigentino e che si intreccia con l’ultima novella ideata da Pirandello venti giorni prima di andarsene: “Il chiodo”, dove il giovane Bastianeddu, strappato in Sicilia dalle braccia della madre e costretto a seguire il padre al di là dell’oceano, non riesce a sanare la ferita che lo spinge ad un gesto insensato. Ed è così, con l’ultimo racconto di Pirandello, che si chiude il lungometraggio.
Nel cast figurano Fabrizio Ferracane, Matteo Pittiruti, Dania Marino, Dora Becker e Claudio Bigagli, e con la voce di Roberto Herlittzka. Che cosa resta oggi di Pirandello, premio Nobel 1934? Moltissimo. E Paolo Taviani traduce in maniera audace questo lascito eterno, attraverso un (doppio) film che si alimenta di continue suggestioni, letterarie, storiche, cinematografiche, finendo per fondere – come sintetizza il regista stesso – “la verità della cronaca con un’altra verità, quella del film”.











