In una breve intervista, l’artista ha affermato: “In un mercato in cui l’abito fa il monaco è difficile emergere: spesso si fa di tutta l’erba un fascio, etichettando le persone in base alla provenienza o etnia. Trovo sbagliato sfruttare le dicerie per sminuire o denigrare persone che hanno voglia di condividere le proprie emozioni”. Solo una motivazione lo spinge a impegnarsi nel suo obiettivo: dimostrare che nella cultura dei gipsy (rom/sinti) ci sono tante cose di cui non si parla e non si sa.
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