Nel cuore dei boschi meridionali si nasconde un cammino fuori dal tempo, tra fede, storia e paesaggi sorprendenti.
Ci sono luoghi che non si visitano soltanto, ma si attraversano interiormente. Cammini che non puntano alla meta, ma all’esperienza del silenzio, della lentezza e della connessione profonda con ciò che ci circonda. Nel Sud Italia, lontano dai circuiti turistici più battuti, esiste un percorso immerso nel verde che racchiude tutto questo. È un luogo che si svela poco alla volta, quasi chiedendo rispetto a chi decide di raggiungerlo.
Tra i boschi del Matese, nei pressi di Piedimonte Matese, si trova un complesso spirituale che da secoli rappresenta un punto di riferimento per pellegrini, camminatori e amanti dei luoghi autentici. Qui, natura e fede si intrecciano in modo discreto, creando un’atmosfera rara, difficile da descrivere ma immediatamente percepibile.
La storia di questo luogo affonda le radici nel XV secolo. Secondo la tradizione, tutto ebbe inizio nel 1436, quando un pastore notò una delle sue pecore inginocchiata davanti a un’immagine della Vergine dipinta su un muro. L’episodio, ritenuto miracoloso, trasformò Monte Muto in un luogo sacro e portò alla costruzione del Santuario di Santa Maria Occorrevole.
Nel tempo, il complesso si è ampliato, accogliendo diversi ordini religiosi fino a diventare, alla fine del Seicento, dimora dei Francescani. Con loro arrivò anche San Giovan Giuseppe della Croce, figura centrale nella spiritualità del luogo. Ancora oggi, l’accesso al convento avviene attraverso una lunga scalinata che conduce a un piazzale semplice, essenziale, in perfetta armonia con lo spirito francescano.
Alle spalle del monastero, immerso in un fitto bosco che domina la Valle del Torano, si apre l’Eremo della Solitudine. Il nome non è casuale: varcata la soglia, il rumore del mondo sembra dissolversi. L’eremo è composto da un piccolo convento, una chiesetta e sette cappelle disseminate tra gli alberi, collegate da sentieri che invitano alla riflessione e alla quiete.
La sua edificazione iniziò nel 1678, in un’area già considerata sacra per la presenza di una cappella dedicata a San Michele Arcangelo, legata a un episodio ritenuto miracoloso. Ogni angolo racconta una storia, spesso legata alla protezione e alla fede, come la cappella costruita nel punto in cui un masso, secondo la tradizione, si fermò evitando una tragedia.
Percorrere il sentiero che conduce alla Solitudine significa entrare in uno spazio sospeso. Una Via Crucis in maiolica accompagna i passi fino al piccolo santuario, dove sono custodite reliquie preziose e cariche di significato. Ma più ancora degli oggetti sacri, colpisce la sensazione di pace profonda che avvolge chi arriva fin qui.
Dall’eremo lo sguardo si apre sul borgo di Castello del Matese e sulla valle sottostante, offrendo una vista che ripaga ogni passo. L’accesso è consentito solo in determinati momenti, quando l’eremo non è utilizzato dai frati, rendendo l’esperienza ancora più intima e rara.
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