Naufragio di Cutro in Calabria, l’appello del Cardinale Zuppi

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card zuppi tv2000

Il presidente della Cei parla anche di Ucraina: “Il 10 marzo ci uniremo al cammino di preghiera delle Chiese europee. Europa faccia fronte a questa violenza terribile che la scuote”

ROMA – “Dobbiamo ripartire dal dolore e da questo deve scaturire una determinazione rinnovata capace di vedere le responsabilità e anche le omissioni che possono favorire tragedie come queste”. Lo ha detto il presidente della Cei, il card. Matteo Zuppi, a Tv2000 ospite del programma ‘Di buon mattino’, ribadendo con forza che tragedie come il naufragio di Cutro in Calabria non devono accadere “mai più”; per questo bisogna “partire da questo dolore e viverlo, perché molte volte diventa solo oggetto di altre analisi”. Solo così si potranno “trovare soluzioni per un problema che è enorme”.

“Sono 30 anni che lo diciamo – ha proseguito il card. Zuppi –. Dobbiamo capire le cause per cui le risposte non sono sufficienti. Questo credo che sia il modo per ricordare le vittime”.

“Il Mediterraneo – ha aggiunto il card. Zuppi a Tv2000 – ha sempre rappresentato un grande spazio d’incontro. Dovremmo dire, l’Italia in particolare, che questa è la vocazione per governare il fenomeno migratorio. Tutto questo per affrontarlo e non far finta che non ci sia. Ci sono state molte polemiche sulle Ong. Dobbiamo sempre ricordarci per quale motivo le Ong sono andate o vanno verso queste rotte: lo fanno per evitare tutto questo e cercare di soccorrere. Purtroppo queste tragedie accadono se non c’è sicurezza e se si è schiavi degli scafisti”.

Il presidente della Cei è tornato infine sul tema della guerra in Ucraina e sulla necessità di pregare per una pace duratura: “Il 10 marzo ci uniremo al cammino di preghiera delle Chiese europee. L’Europa, forse più di tutti, deve far fronte a questa violenza terribile che la scuote. Torniamo indietro di decenni e secoli perché purtroppo in Europa le guerre non sono mancate per generazioni. Lasciare a bassa intensità le violenze è sempre pericoloso. Così è avvenuto nel Donbass dove la violenza è arrivata fino alla tragica e criminale scelta di occupare l’Ucraina. Non dobbiamo mai dimenticare le responsabilità e contemporaneamente cercare le soluzioni”.