Nel 2022 sale il livello medio di inglese in Italia, ma non per i più giovani

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È uscita l’edizione 2022 dell’Indice di Conoscenza dell’Inglese di EF Education First (English Proficiency Index, o EPI), un rapporto annuale che analizza il livello medio di inglese in 111 Paesi e regioni al mondo. I dati vengono raccolti su un campione di 2,1 milioni di persone che completano il test standardizzato e gratuito di inglese EF SET. In base ai risultati dei test, l’EF EPI crea un punteggio da 1 a 800 che definisce la conoscenza media dell’inglese in ciascun Paese e regione.

Come sta l’inglese in Italia?

Nel 2022, l’inglese degli italiani ha fatto un notevole passo in avanti. Con un aumento di 13 punti rispetto al 2020, l’Italia è arrivata 32esima nella classifica mondiale per conoscenza media della lingua inglese, superando altri Paesi europei come la Francia e la Spagna. In testa alla classifica regionale c’è il Veneto, che supera l’Emilia-Romagna e la Lombardia. Complessivamente, le regioni del Nord registrano un punteggio più alto rispetto alle regioni del Centro e del Sud.

Inoltre, l’EF EPI ci dice che quest’anno, la città italiana in cui si parla meglio inglese è Vicenza, che si distacca da Modena e Bergamo per più di dieci punti. Milano, Roma e Napoli entrano rispettivamente 12°, 19° e 23° nella classifica delle città italiane. Altro dato importante, tra uomini e donne, il divario di conoscenza della lingua inglese è diminuito da sette punti a due.

Peggiora solamente l’inglese dei giovani italiani

L’EF EPI 2022 rivela però un dato preoccupante nel divario generazionale tra italiani. Mentre tutti gli over 21 registrano un miglioramento dell’inglese rispetto all’anno scorso, la fascia d’età dei 18-20 è l’unica a registrare un calo del livello di inglese rispetto al 2021. Il loro punteggio EPI, infatti, è calato del 2,5%. Tutte le altre fasce d’età registrano un aumento del punteggio EPI: in particolar modo quelle dei 26-30 e 31-40, dove il punteggio EPI è aumentato rispettivamente del 6% e 4%.

I dati parlano chiaro: in Italia, l’inglese non si impara a scuola, ma a lavoro.

La scarsa media di inglese tra i neodiplomati è sintomo di una lacuna nell’approccio didattico all’inglese nelle scuole superiori italiane. In Italia, infatti, lo studio della grammatica precede spesso lo sviluppo di abilità comunicative in inglese, rendendo lo studente medio delle scuole superiori capace di spiegare la differenza tra tempi verbali ma non di sostenere una conversazione con una persona madrelingua. In questo, l’Italia si distingue da altri Paesi europei che sono nella top 10 della classifica dell’EF EPI. In Olanda (1° nella classifica mondiale), Belgio (6°) e Germania (10°), gli studenti delle scuole superiori imparano l’inglese con un approccio più interattivo rispetto all’Italia. Questo approccio interattivo prevede un’enfasi sulle abilità comunicative, sul contatto quotidiano con l’inglese tramite serie TV, film, libri, eventi e altri tipi di mezzi di comunicazione di massa.

Il salto di qualità nella conoscenza dell’inglese avviene quando i giovani entrano nel sistema universitario, dove l’approccio formativo all’inglese è spesso basato sulla specialistica in un campo lavorativo. Infine, i massimi livelli di inglese sono raggiunti una volta entrati nel mercato del lavoro, dove l’inglese è spesso un requisito fondamentale.

Uno studio di EF English Live ci dice che in alcuni settori come quello delle vendite, uno su sette annunci di lavoro in Italia richiede un’ottima conoscenza dell’inglese. Nelle regioni settentrionali, tra il 9,7% e il 10,5% degli annunci richiedono competenze sviluppate in inglese, a prescindere dal settore.

Che cosa significa la scarsa formazione linguistica per i neodiplomati italiani?

Secondo l’EF EPI, vi è una forte e positiva correlazione tra “padronanza dell’inglese e produttività, qualità della vita, innovazione e una gamma di altri indicatori economici e sociali”. Le scarse competenze linguistiche dei neodiplomati italiani li rendono molto svantaggiati qualora volessero entrare nel mercato del lavoro. Perdipiù, vi è un evidente svantaggio per coloro che, una volta terminato il percorso scolastico, non possono permettersi una laurea universitaria per questioni familiari o economiche. Avendo ricevuto solamente la formazione linguistica delle scuole superiori, questi giovani italiani incontreranno molti più ostacoli nel miglioramento del loro livello di inglese e, di conseguenza, avranno molta più difficolta nel mercato del lavoro.

Per sopperire a queste problematiche, l’INPS offre borse di studio per programmi linguistici all’estero. Tramite il Bando Estate INPSieme, i giovani italiani possono partire per un corso di lingua all’estero e imparare l’inglese in modo più interattivo. Un corso di lingue all’estero, infatti, permette allo studente di esporsi completamente all’inglese, comunicare con gente madrelingua e implementare un approccio più interattivo ed efficace all’apprendimento della lingua.