«Lo scrissi circa dieci anni fa, poco dopo la scomparsa di suo padre, Mario Da Vinci, che ci lasciò improvvisamente per un malore – racconta Luca Sala – ho sempre ammirato il rapporto speciale che Sal aveva con suo padre: una vita condivisa tra teatro, musica e palcoscenico. Così provai a immaginare il dolore che tragedie come questa portano nelle famiglie e nacque questa canzone. Ricordo che una domenica mandai il provino a Sal. Dopo qualche ora mi chiamò e mi disse: “Fratello, siamo tutti a tavola e stiamo piangendo. Tutta la mia famiglia ama questo pezzo. Grazie”. Da allora sono passati tanti anni. Per Sal ho scritto molte canzoni, ma quando mi resi conto che questa non veniva pubblicata pensai che fosse semplicemente troppo intima, troppo dolorosa da cantare. Forse era così, non lo so. Non gliel’ho mai chiesto. Ho saputo aspettare. E con mia grande sorpresa, Sal ha scelto di inserirla in quello che credo diventerà il disco più importante della sua carriera, dopo la vittoria al Festival di Sanremo e la partecipazione all’Eurovision. Questa storia mi ha insegnato una lezione bellissima: le canzoni e le emozioni non hanno tempo. Le canzoni non scadono. Ecco perché ce ne sono ancora decine nel mio cassetto che aspettano soltanto il momento giusto e l’artista giusto per tornare a risuonare».
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