
Nell’estate del 1971, nel paesino calabrese di Macchia, il piccolo Nino trascorre le sue giornate tra giochi al fiume con i compagni e i misteri del mondo degli adulti. Quando il padre Franchino ottiene un contratto da stagionale a Zurigo, la madre Giulianella rifiuta di separare la famiglia e decide di seguirlo con il figlio. Per il piccolo Nino ha inizio un viaggio drammatico: prima nascosto sulla cappelliera del treno per eludere i controlli di frontiera a Chiasso, poi chiuso dentro una valigia per attraversare la stazione di Zurigo, fino alla reclusione forzata in una mansarda di sedici metri quadri in Kleine Straße. Costretto al silenzio, a camminare senza far scricchiolare il legno e a non affacciarsi mai alla finestra, Nino incarna lo sguardo puro e ferito dei “bambini nell’armadio”.
«I fatti a cui la storia si ispira hanno triste riscontro nella realtà dei lavoratori stagionali migrati in Svizzera durante il secolo scorso», sottolinea l’autore nella sua nota. «Lo scandalo dei bambini nascosti è una macchia nella storia delle migrazioni moderne, un capoverso doloroso che ha visto troppi figli costretti a vivere in condizioni inumane per la scelleratezza di leggi e freddi calcoli economici che nell’infanzia immigrata vedevano un peso o una minaccia».











