Nuovo libro per il chitarrista storico dei Dik Dik: l’intervista

45

Pietruccio Montalbetti, racconta “Il mistero della bicicletta abbandonata”, il romanzo giallo noir edito da BookRoad

il mistero della bicicletta abbandonataCon un romanzo giallo noir che riflette quella che è la realtà italiana del primo dopoguerra, Pietruccio Montalbetti si ripropone come scrittore. “Il mistero della bicicletta abbandonata“, edito da BookRoad, descrive un’epoca in cui la coscienza umana sembra essere il dono di pochi, uno specchio su quello che è rimasto delle violenze del nazifascismo e del valoroso coraggio dei partigiani italiani.

Siamo a Milano, nel 1948. Luca, ex militare ed ex partigiano, dopo la fine della guerra è diventato un carabiniere. Ogni mattina compie lo stesso tragitto passando davanti alla basilica di Sant’Eustorgio, fino a quando nota una bicicletta legata sempre nello stesso punto. Quando si accorge che la bicicletta è girata alcune volte verso destra, altre volte verso sinistra e che l’uomo misterioso che la lega si affretta a dileguarsi non appena lo vede in divisa, Luca inizia a sospettare che quella non sia una semplice bicicletta ma un messaggio in codice. Ma da parte di chi?

Pietruccio Montalbetti è da sempre chitarrista dei Dik Dik, la band storica italiana che tra i grandi successi annovera titoli come «Sognando la California» e «L’isola di Wight». Ha collaborato con Lucio Battisti, Mogol, Caterina Caselli e Giorgio Faletti.

Così l’artista ci parla del suo libro: “Innanzitutto le leggi razziali sono una cosa immonda. La storia verte sul giovane Luca, era al secondo Liceo ed era ebreo, era filofascista, ma si indigna. Nel ’41 scoppia la guerra, lui viene arruolato ed uno dei suoi compiti è quello di rastrellare gli ebrei a Ferrara, di caricarli su un camion bestiame, dove potevano starci una ventina di persone e ne caricano cento, in pieno agosto, e li portano al binario 21. Ci sono donne, uomini, vecchi e bambini che si lamentano. Luca è sensibile a queste cose e chiede di fermarsi ed il comandante dice di no perché sono ebrei, ma lui obbliga a fermarsi davanti ad una cascina. Il contadino esce con dell’acqua e li fanno scendere per tutte le loro esigenze. Due bambini di 6-7 anni si allontanano un po’, il comandante spara e li ammazza e a quel punto il protagonista inizia a capire che c’è qualcosa che non funziona in questo fascismo e diventa un partigiano. Quindi c’è tutta la storia di queste storie partigiane, è tutto inventato, ma non le parti storiche. Ad esempio io ho avuto una casa in Versilia, a Stazzema, c’è stato un eccidio fatto dai fascisti. Poi, terminata la guerra, ci sono tutti gli attentati, ho cercato di fare uno studio su questa cosa, finisce la guerra nel ’45, io sono nato nel ’41, quindi c’è tutta una premessa, a 4 anni ricordo benissimo, ero sfollato a Soncino, c’erano i tedeschi, ormai diventati nostri nemici, che pattugliavano Soncino perché c’era un fiume, il fiume Oglio, che volevano difendere.

Quindi ho avuto anche una situazione particolare che spiego. Il binario 21, la mia infanzia, ho seguito i processi di Norimberga, ho letto i diari di Anna Frank, mi sono domandato perché sono stati uccisi 6 milioni di innocenti? Quale crudeltà ha l’uomo? Dopo che sono stato al binario 21 ho scritto l’indifferenza raccontata da Liliana Segre, casualmente ho visto una bicicletta che era attaccata sempre lì e mi è venuto in mente di scrivere qualcosa sulla Seconda Guerra Mondiale. Finita la guerra, nel ’45, Adenauer, che era una sorta di burattino degli americani, mette ai Dicasteri gli stessi nazisti, non quelli che vengono processati, che hanno il potere stando al Ministero della Giustizia, al Ministero dell’Industria. Erano ex nazisti, in Italia invece viene fatta una specie di indulto. Nella storia, che è una sorta di giallo, finita la guerra, questo Luca si rende conto che non possono rimanere impunite queste persone, anche perché ogni volta che passava davanti a questa bicicletta la vedeva una volta girata da una parte ed una volta girata dall’altra. Negli anni si era formato un nucleo specializzato, convivente con lo Stato italiano, il quale ufficiosamente voleva che si stanassero questi qua.

Allora c’è tutta una ricerca per capire perché questa bicicletta la trovano così, finché Luca trova un biglietto con dentro una cosa enigmatica, ci mette un po’ di tempo e capisce che c’era qualcuno che stampava dei documenti falsi per far espatriare certi fascisti che prima o poi dovevano essere presi e accusati di omicidio perché a Stazzema, in Versilia, i fascisti hanno preso tutta la popolazione solo per il fatto che i partigiani avevano fatto un’incursione contro i tedeschi, quindi i tedeschi hanno ordinato ai fascisti di punire tutta la popolazione, molte persone sono state uccise ed ogni anno il presidente della Repubblica va a commemorare questo eccidio. Alla fine c’è tutta una caccia a chi organizza e, guarda caso, chi organizza questa cosa è quel famoso comandante che si è imborghesito e aveva ucciso questi due bambini. Quindi c’è tutta una specie di ricerca, di noir, un gruppo di partigiani va addirittura negli Stati Uniti per apprendere le tecniche di ricerca, poi torna e comincia la caccia. Trovano un biglietto con un codice che poi riescono a decodificare, questo biglietto dava delle indicazioni su dive e quando dovevano essere messi dei documenti in archivio e dovevano essere portati. L’ultima parte si svolge a Milano, c’è la caccia a questi malandrini che vengono poi scovati e portati a giudizio. Uno dei motivi principali per cui faccio tutto questo è perché la gente ha la tendenza a dimenticate l’olocausto“.