Occupazione in crescita per le imprese sociali nel 2020

mano anzianaROMA – Per il 2020, il 67,5% delle imprese sociali prevede una stabilità e il 23% ha un sentiment occupazionale in crescita. Emerge dal XIII Rapporto dell’Osservatorio ISNET sull’impresa sociale in Italia, presentato alla Camera alla presenza di Celeste D’Arrando, componente della commissione Affari Sociali della Camera. A illustrare i dati, Laura Bongiovanni, presidente di Associazione ISNET, che ha evidenziato come nelle ultime due edizioni l’Osservatorio ISNET abbia registrato uno scenario contraddistinto da sbalzi anche significativi degli indicatori economici, con variazioni percentuali importanti nei valori di crescita, stabilità e diminuzione.

Uno scenario mutevole che non ha riguardato i valori legati all’occupazione, che si confermano invece, per quasi 7 imprese su 10, nel segno di una progressiva stabilità, con un incremento di ben 17 punti percentuali nelle ultimi 3 anni. All’interno di questo scenario generale, una lettura per cluster di impresa rivela che le organizzazioni di inserimento lavorativo che hanno realizzato partnership aziendali presentano valori di andamento economico e propensione all’innovazione superiori alla media (il 54,5% ha indici di innovazione medio alti, +14,5% rispetto al campione generale; l’84,6% delle imprese ha previsioni di stabilità e crescita economica contro il 76% del campione generale).

Oltre alle cooperative di tipo B che hanno avviato relazioni con le aziende, tra le imprese del Panel con i migliori indicatori, risultano le cooperative sociali di tipo A di medio-grandi dimensioni. I dati sull’occupazione sono stati arricchiti in questa XIII edizione dell’Osservatorio, da un focus sul lavoro, dedicato alle partnership tra aziende e imprese sociali e alle loro ricadute, anche con riferimento all’utilizzo delle convenzioni previste dall’ex art. 14 del dlgs 276/03 (le convenzioni ex-art. 14 dlgs. 276/2003 sono uno strumento per l’inserimento lavorativo; attraverso queste convenzioni le aziende assolvono gli obblighi della legge 68/99 affidando commesse di lavoro a cooperative sociali di inserimento lavorativo).

Le cooperative di tipo B e A+B che utilizzano queste convenzioni (il 14,9% della porzione di campione di cooperative sociali B e A+B) prevedono una crescita delle risorse inserite del 27,3% (superiore di 4,3 punti percentuali rispetto al campione generale) e una buona dinamicità interna: nessuna di queste organizzazioni dichiara di non aver potuto fare innovazione nell’ultimo anno a causa di resistenze interne al cambiamento (indicatore che pesa l’11,5% nel campione generale).

“Sono dati – spiega l’Osservatorio – che confermano l’impatto positivo delle partnership aziendali non solo da un punto di vista economico e occupazionale ma anche per la ricaduta sociale delle collaborazioni. Nonostante questi positivi risvolti sono ancora poche le imprese sociali e le aziende che utilizzano le convenzioni ex art 14”.

“Tra le motivazioni, il 52,8 % di cooperative sociali di tipo A+B e B che ha relazioni con le aziende senza l’utilizzo di convenzioni, lamenta la mancanza di relazioni sufficienti con aziende che potrebbero essere interessate, l’8,3% soffre la mancanza di una forza vendita commerciale dedicata, il 22,2% dichiara una scarsa conoscenza. Sono dati che suggeriscono l’esistenza di ampi spazi di miglioramento nell’utilizzo dello strumento legislativo”, aggiunge.

La creazione di luoghi di conoscenza e ambiti di lavoro comuni tra le differenti tipologie di imprese, è uno degli obiettivi che emergono dall’indagine.

“E’ un effetto certificato dalle analisi di impatto sociale realizzate negli ultimi 6 mesi, un approfondimento tematico che l’Osservatorio ha sviluppato”, ha affermato Bongiovanni. “Si sono verificati percorsi di apprendimento inter-organizzativo – ha spiegato – caratterizzati da relazioni di reciprocità: le aziende imparano l’impegno sociale concreto, restituendo una prospettiva di senso ai lavoratori coinvolti e le imprese sociali crescono in performance ed efficienza organizzativa consolidando una percezione di se che va oltre il valore aggiunto sociale. L’oggettività delle analisi condotte travalica il buonismo di una narrativa sul sociale, e rivela un modello di apprendimento, azienda e impresa sociale insieme, interconnesso e ad elevata innovatività”.