“Mi vergogno in questo momento di essere italiano. È uno schifo quello che sta accadendo”, ha continuato Cristiano nel suo appello a metà concerto, accolto da un lungo applauso. E dopo il silenzio osservato dalla platea, prima di tornare ai suoi strumenti, ha sventolato la bandiera della Palestina, deposta poi sull’asta di un microfono e spostata sul pianoforte al momento del bis, chiesto a gran voce da un pubblico che avrebbe voluto prolungare la serata all’infinito.
Dai pezzi che, riarrangiati, acquistano nuovo vigore e attualità a quelli senza tempo cantati con il timbro e le movenze del padre, Cristiano, con il tour “De Andrè canta De Andrè”, offre la possibilità, a chi non ha avuto la fortuna di seguire i concerti di Faber, di apprezzare il messaggio universale di album quali Storia di un impiegato e di pezzi come ‘Fiume Sand Creek’ e ‘La collina’. Alla versatilità da polistrumentista Cristiano ha accompagnato nel concerto pescarese un’interpretazione inevitabilmente sentita, lasciando gli spettatori incantati, spesso fino alle lacrime.
“Abbiamo voluto concludere questo festival, dedicato a un poeta, con le parole di un poeta”, aveva detto il presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri, presentando, nel porto turistico di Pescara, l’ultimo appuntamento del Festival Dannunziano. Dal pubblico, a mezzanotte, quando Cristiano ha salutato presentando uno per uno musicisti e staff, si è alzato un ‘Grazie!’.
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