Quarant’anni di Medjugorje, la testimonianza di Monica Baldini

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MEDJUGORJE – Tre volte a Medjugorje e un grande desiderio di tornarci ancora. Medjugorje è un paesino della Bosnia Erzegovina, semplice e in tratti povero ma ricco di tanta preghiera. A Medjugorje si va in pellegrinaggio perché si sente il bisogno di andare anche a volte inspiegabilmente, si va per pregare e si torna sempre con un segno tangibile nel cuore della presenza di Maria che ti ha chiamato e che lì ha scelto di concludere quello che iniziò a Fatima. A dirlo sono i veggenti, i sei bambini ora adulti che dal 24 giugno 1981 hanno periodiche apparizioni della Mamma Celeste. Medjugorje è luogo di preghiera dunque, di pace, di raccoglimento, di conversione, di testimonianza, di veglie, di bellissime Via crucis fino l’alta croce che svetta sul monte Krizevac. Straordinario come in una località così piccola dove mancano ancora, in alcuni punti i marciapiedi e le campagne sono a ridosso delle strade, ci siano talmente tante cose da fare che i giorni passano in fretta e si riempiono di senso congedando ogni pensiero.

Sono gli incontri con le comunità del Cenacolo di Madre Elvira, di Suor Cornelia, dei figli del Divin Amore, con Nancy e Patrick, le file per la confessione, la statua del Cristo Risorto che lacrima dal retro del ginocchio destro, la Chiesa di San Giacomo, la Croce Blu, il Podbrdo, sono queste e altre esperienze che si fanno e che permettono di immergersi nell’atmosfera di profonda spiritualità che domina, di lasciarsi avvolgere da quella beata serenità tanto da estraniarsi dagli impegni lasciati. La Chiesa di San Giacomo centrale e ampia, costruita ancor prima che Medjugorje diventasse meta di grandi pellegrinaggi, è il fulcro in cui convergono tutti i pellegrini e si apre all’esterno su un ampio spazio circondato da alberi e prati dove le tante panche in estate sono piene di pellegrini che adorano, che pregano con canti e preghiere tradotte in numerose lingue.

Medjugorje – foto di Monica Baldini

A Medjugorje ci si ritrova provenienti da vari stati, tutti riuniti nel nome di Gesù a ricevere la Sua benedizione, a invocare il Suo nome Santo e quello di Sua Mamma ed è meraviglioso sentire il brivido della fede che portentosa si innalza portando il Cielo ad avvicinarsi alla Terra. Anche sui sassi grandi e spigolosi su cui si sale per la Collina delle Apparizioni o per arrivare sul Kizevac persino a piedi nudi, si sentono parole in lingue diverse, occhi tagliati a mandorla, carnagioni chiare, tratti somatici altri e questo perché il popolo di Dio è uno solo e fervente oltrepassa le nazioni, fa lunghi viaggi per esserci. A giugno saranno quarant’anni esatti che la Madonna appare a Medjugorje e dona messaggi al mondo attraverso i sei veggenti: Marija, Mirjana, Ivanka, Vicka, Ivan e Jakov.

Questi ragazzi, allora adolescenti, sono diventati padri e madri di famiglie numerose e hanno sempre servito e continuano a servire Maria. Sono vissuti e stanno vivendo con visioni quotidiane o periodiche e quello che emana il loro parlare ai pellegrini è una grande luce, una potenza di preghiera e di fede granitica piena di speranza. Sono i discepoli di Maria che si fanno voce e carne per rivelarci i suoi messaggi. La fede è credere ciò che non si vede, è aprire il cuore e considerarsi piccoli essere che non bastano a sé stessi, bisognosi con una vita eterna ultraterrena che li aspetta. Così è scritto: Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?» GV 11, 1-45. Medjugorje oggi è una zona Covid free.

Monica Baldini