Imparato ha richiamato l’attenzione sulla posizione della persona offesa, sottolineando come, allo stato, nonostante la situazione di cui sarebbe vittima, sembrerebbe non aver ancora sporto querela. Il magistrato si è poi soffermato sugli esecutori materiali, descrivendoli come “personaggi cresciuti in un contesto ad alta densità criminale”, usciti da istituti penitenziari dopo aver scontato pene anche lontane nel tempo, ma “lontani da logiche di potere”.
Sul movente, Imparato ha quindi rimarcato la distinzione tra chi esegue materialmente il delitto e chi lo preordina: “Le logiche di potere alla base della scelta di Lavitola non devono necessariamente essere conosciute dagli esecutori. Il movente spetta a chi preordina e sceglie di commettere quel delitto”. Quanto alla contestazione dell’ufficio di procura, il sostituto procuratore ha spiegato che viene contestato il ruolo dei singoli, richiamando il concetto di metodo mafioso: “Il metodo mafioso sta nella forza intimidatrice”.
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