
Poi interviene Don Luigi Maria Epicoco che, come scrive l’Avvenire, è uno dei sacerdoti più ricercati del web. Il Don ha scritto un monologo molto forte. “Ho voluto raccontare qualcosa che mi tocca in prima persona, perché innanzitutto io sono un prete. È sempre difficile parlare della propria vocazione in un momento così particolare, dove c’è tanto pregiudizio sul nostro mestiere. Mi piaceva raccontare che dietro l’etichetta che si mette su una persona, alla fine c’è un uomo vero. Il motivo vero per cui una persona decide di fare il prete non è quello di creare consensi o di avere una contropartita, il motivo è la gratuità, fare le cose senza aspettarsi nulla: questo era il significato del monologo”, dice il sacerdote.
Raoul Bova, così, si collega con RTL 102.5 dal set di “Don Matteo”: “Quello che credo importante è avere sotto la veste un uomo, un uomo che sbaglia, che può avere dei sentimenti. Entrare in discussione con alcune cose, il domandarsi, la pulsione che può venire dall’uomo è normale. Il prete cerca di fare un passo in più, cerca di amare, di migliorarsi nell’amore e questo non è facile. Da quando ho cominciato le riprese ho applicato questo tipo di mentalità su tutto e mi sono reso conto di quanto l’amore a volte era discriminante, nel senso che a volte non amiamo sempre tutti, invece cercare di amare tutto e tutti è un lavoro che mi ha fatto crescere come essere umano”, racconta. E poi legge quel monologo.











