Per ottenere l’Assegno di Inclusione 2026 sono necessari determinati requisiti: ecco a chi spetta, e chi invece non potrà richiederlo.
L’Assegno di Inclusione, dalla sua introduzione, è diventato un punto di riferimento per migliaia di famiglie alle prese con fragilità economiche e sociali. Una misura pensata per offrire un sostegno concreto, ma anche per accompagnare chi è in difficoltà lungo un percorso di maggiore autonomia. Con l’avvio del nuovo anno, però, il quadro cambia e l’attenzione deve restare alta.
Le regole si aggiornano, i requisiti vengono ridefiniti e non tutti coloro che oggi percepiscono il beneficio potranno continuare a farlo automaticamente.
Capire cosa resta invariato e cosa, invece, viene modificato è fondamentale per evitare sorprese e per orientarsi tra conferme ed esclusioni.
Il 2026 segna un passaggio delicato per l’Adi, in cui informazione e consapevolezza diventano strumenti indispensabili. Sapere chi potrà ancora accedervi e chi rischia di restarne fuori significa difendere un diritto e, allo stesso tempo, comprendere le nuove linee della politica sociale.
L’Assegno di Inclusione continua a rappresentare uno strumento centrale di sostegno al reddito, ma dal 2026 l’accesso alla misura è regolato da criteri ancora più definiti, che rendono fondamentale conoscere con precisione chi può beneficiarne e chi, invece, ne resterà escluso.
Il sussidio è riservato esclusivamente ai nuclei familiari in cui sia presente almeno un minore, una persona con disabilità, un componente con più di 60 anni oppure un soggetto in condizione di svantaggio certificata e già inserito in un percorso di assistenza dei servizi sociosanitari pubblici. In assenza di queste condizioni, la domanda non può essere accolta.
Sul piano economico, il requisito principale è un ISEE non superiore a 10.140 euro. Il reddito familiare annuo non deve superare i 6.500 euro, soglia che sale a 8.190 euro per nuclei composti esclusivamente da persone con almeno 67 anni o con disabilità grave, e può arrivare fino a 10.140 euro se la famiglia vive in affitto. Sono previsti anche limiti patrimoniali stringenti: il patrimonio immobiliare, esclusa la prima casa entro determinati valori, non può superare i 30.000 euro, mentre quello mobiliare parte da 6.000 euro e cresce solo in presenza di più componenti o disabilità.
Restano esclusi i nuclei con veicoli di grossa cilindrata immatricolati di recente, imbarcazioni o aeromobili, così come chi ha riportato condanne definitive negli ultimi dieci anni o si è dimesso volontariamente dal lavoro nei dodici mesi precedenti la richiesta. Fuori anche chi non rispetta gli obblighi di attivazione sociale o lavorativa. L’Adi, dunque, non è un sostegno universale, ma una misura mirata, pensata per chi si trova in una condizione di fragilità reale e documentata.
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