Ricordando un grande del Calcio: Luigi Bonizzoni detto “Il Cina”

luigi bonizzoni figlio angeloIntervista conversazione con il figlio Angelo. Per me è stato un onore l’amicizia con tuo padre, me lo fece conoscere Attilio Maldera, purtroppo, per mancanza di tempo, abbiamo comunicato sempre tramite il telefono, ma era coinvolgente, ho l’impressione di averlo conosciuto personalmente. Per voi figli è stato difficile avere un genitore che ha fatto tanto per il calcio, molto popolare oppure ha saputo essere anche un buon padre?

Attilio Maldera è sempre stato un caro amico, Attilio e la sua famiglia sono stati importanti per il mondo del Calcio.

Mi ritengo un figlio molto fortunato. Aver potuto essere a contatto con l’ambiente del Calcio è stata per me un’esperienza emozionante, che mi ha consentito di conoscere persone carismatiche e di grandi capacità intelletive. Mi ha consentito di vedere modi di vivere, usi e costumi assai differenti tra loro. Mi ha permesso di imparare ad abituarmi rapidamente agli imprevisti e ad adattarmi a tutto quello che la vita ci porta. Mi ha fatto conoscere che cosa vuol dire il successo e i suoi lati negativi. Mi ha fatto capire che non bisogna mai invidiare nessuno al mondo. Anche le persone più benestanti e felici hanno comunque problemi.

Sono molto grato ai miei genitori. Papà era molto severo e non potevamo disturbarlo, ma era sempre presente quando chiedevi consigli. Mi ha insegnato la rettitutine e l’ onestà, mi ha insegnato ad essere puntuale e ad avere rispetto per le persone. Questo tipo di comportamento lo imparò da mio nonno, che era Cavaliere del lavoro ed economo del comune di Milano. Pensa che tutti i regali che riceveva a Natale, li rispediva al mittente, ringraziandolo. E ne voglio raccontare un’altra, papà giocava con i giovani del Milan e quando si allenava a S.Siro, per tornare a casa, prendeva i tram. Abitava nella città studi, dall’ altra parte di Milano e un giorno, con i risparmi ricavati per non aver usufruito del mezzo di trasporto, volle fare una sorpresa e portare a casa un’ anguria. Peccato che non aveva fatto i conti con il forte ritardo con il quale sarebbe arrivato per la cena. Giunse a casa e fu costretto a non cenare per punizione. Imparò che bisognava rispettare le regole di casa. Altri tempi, ma la puntualità diventò per papà di estrema importanza.

Mi sembra di aver capito che ami il Calcio, non hai avuto un rifiuto per questo Sport?

Il Calcio per me fa parte del mondo dello spettacolo con tutti i pregi e i difetti. E’ molto bello dal punto di vista della prestazione fisica e della creatività, che gli allenatori riescono ad applicare ai loro stili di gioco. L’educazione militare e paternalistica di papà si è fatta sentire, lui non ha mai spinto i figli ad intraprendere la sua professione, al punto che a mio fratello, calciatore nella Primavera del Milan, disse che non aveva piacere che proseguisse. Era così di carattere, se eri cocciuto e convinto, allora ti avrebbe aiutato, altrimenti, se non eri convinto, era meglio che prendevi un’ altra strada. Per quanto mi riguarda, ho capito che quel mondo non era fatto per me, non amavo assistere a insulti o ad altre manifestazioni poco piacevoli da vedere e digerire da parte dei tifosi. Pertanto ho intrapreso altre strade professionali e sportive.

Luigi Bonizzoni ha fatto vincere al Milan lo scudetto del 1959, in squadra aveva un giocatore triestino: Cesare Maldini. Possiamo lanciare un appello al figlio Paolo, che è l’attuale dirigente del Milan, affinché Luigi Bonizzoni sia ricordato di più?

Papa ha sempre stimato molto la famiglia Maldini. Sarei davvero onorato se venisse realizzata un’iniziativa per ricordarlo. All’epoca papà è stato il più giovane allenatore per molti anni. In seguito parecchi suoi giocatori hanno intrapreso con successo la carriera di allenatore, tra cui anche Cesare.

Quanti aneddoti mi ha raccontato Luigi Bonizzoni, immagino che anche tu ne ricordi tanti, tuo padre aveva conosciuto molto bene Padre Pio, te ne aveva parlato?

Sì, di Padre Pio mi parlò, ma in genere papà in famiglia non parlava di lavoro e di quanto succedeva all’esterno della nostra famiglia, era molto concentrato sulla sua performance professionale. Se vogliamo, era molto critico, ma mi ha sempre fatto capire che le parole servono poco per capire e capirsi. Raccontava di esempi di vita, se questi argomenti ti facevano crescere interiormente. Ha sempre avuto una sorta di venerazione per Padre Pio. Quando allenava il Foggia, passai con lui dei periodi in Puglia, anche se abitavo a Milano. Mi portò a S. Giovanno Rotondo e mi fece conoscere Padre Pio, posso dirti che aveva qualcosa di magico. Ti trasmetteva energie positive e sensazioni profonde, che mi hanno fatto molto pensare in vita mia. Portò anche un amico di Milano che era ammalato e, durante l’ attesa, nella residenza del Santo, questo nostro amico di famiglia, spinto dalla venerazione, prese delle reliquie, in attesa della sua venuta, parti di stigmate che si erano staccate e che erano nel lavandino. Quando Padre Pio arrivò, chiese a questo amico come mai fosse andato a trovarlo, disse che non era il caso, perché sarebbe vissuto ancora per anni e poi gli chiese in che modo avrebbe adoperato quello che aveva preso, perché quanto aveva trovato nel lavandino non lo avrebbe fatto guarire. Padre Pio aveva visto anche senza essere presente. Aveva sicuramente doti che credo solo i grandi veggenti, iniziati, portatori di pace e di sano pensiero hanno, e penso anche qualcosa in più.

Tuo padre aveva allenato il Lecce ed altre squadre, ma il suo grande amore è sempre stato il Milan. Fu molto amico del grandissimo giornalista e scrittore Gianni Brera, si conoscevano fin da ragazzini, ti parlava di questa amicizia?

Devo fare una precisazione. Papà aveva fatto una breve carriera da giocatore professionista. Giocò nel Lecce, perché stava facendo il corso allievo ufficiali durante la guerra. Nella sfortuna fu molto fortunato. La casa di mio nonno subì dei bombardamenti e lo fecero rientrare in licenza. I suoi colleghi ufficiali, nel frattempo, partirono per l’ Albania e perssero la vita quasi tutti.

La famiglia di mio nonno venne sfollata a Corbetta e papà prendeva il mitico treno “gamba de legn” per andare a continuare il servizio militare a Milano. Grazie a questi viaggi conobbe mia madre. Quando si dice il destino… Non rientrò più a Lecce, continuò il servizio militare a Milano, rischiando la deportazione nei campi di concentramento fino alla fine della guerra. Purtroppo devo essere sincero, papà, nonostante la soddisfazione di aver giocato in squadra, allenato il Milan e aver vissuto quella emozione intensa della vittoria, mi diceva che dal punto di vista professionale non poteva avere la debolezza di nutrire una passione solo per una squadra e tra l’ altro, non ci crederai, ma da piccolo era tifoso dell’ Inter… Mentre per quanto riguarda Brera, si conoscevano molto bene, perché da giovani avevano frequentato la stessa scuola, insieme tirarono i primi calci al pallone. So che c’era stima tra loro, si vedevano e si sentivano spesso.

Assieme, da piccoli, facevano delle biricchinate, mi ha raccontato che si divertivano a lanciare sassi verso una piscina, a Milano, anch’io ho fatto quel genere di biricchinate, nell’ex Yugoslavia, dove i genitori ci portavano spesso. … Tuo padre ti parlava della sua infanzia?

Sì, certo, mi diceva che giocava sul carbone, che rovinava le scarpe nuove per giocare, che aveva un cane, e che si faceva cronometrare da un pasticcere, il mitico Doveri appassionato di ciclismo, mentre faceva il giro dell’ isolato.

Secondo te, perché all’epoca in cui tuo padre allenava, i calciatori, il calcio, tutto e tutti erano più semplici, più a contatto con la gente? Oggi ci sono parecchi vippari …

Credo che la genuinità delle persone fosse molto più intensa. Non parliamo della passione che si metteva in quello che si desiderava fare e la voglia di divertirsi. I giocatori di grido sono sempre stati al centro dell’ attenzione dei fotografi e dei giornali scandalistici. Però il mondo della comunicazione è cambiato molto. I calciatori sono dei personaggi a volte bizzarri, espressioni estreme di prestazioni uniche. C’era chi faceva collezione di scarpe e spendeva interi stipendi per esse, al punto che papà dovette controllare il conto . I denari erano molti, ti facevano vivere una vita agiata, se vogliamo, ma le carriere finivano rapidamente e chi non aveva avuto l’arguzia di risparmiare, era rovinato. Papà fortunatamente era un uomo concreto e aveva studiato economia e commercio alla Bocconi. Riuscì, nei momenti difficili, a superare la crisi grazie anche al suo impegno, alla sua tenacia. Papà si dedicò alla pittura ad olio con buoni risultati, vorrei realizzare una mostra con i suoi quadri.

Non sapevo che fosse anche un pittore di talento, vedi come era umile, non me ne aveva mai parlato, senza dubbio va realizzata una mostra con i suoi dipinti. E Luigi Bonizzoni va ricordato soprattutto come scopritore di talenti, dobbiamo a lui se Rivera e Zoff hanno iniziato a giocare, cosa pensi di tuo padre come talent scout?

Come ti dicevo, sicuramente ha avuto molti giocatori che poi sono diventati grandi allenatori: Valcareggi, Trapattoni, Liedholm, Maldini, Giagnoni, Simoni, Radice, Ottavio Bianchi, Giacomini, e tanti altri. Quando ero piccolo, mi portava anche ad assistere a trattative e posso dirti che spesso il budget disponibile non era molto alto, ma nonostante questo sapeva scegliere bene. A Udine acquistò per 12 milioni una decina di giocatori giovani tra cui Zoff. Dopo due anni l’Udinese li rivendette per 600. Riguardo Rivera, che frequentai a mondo X del mitico Padre Eligio, papà lo visionò al Milan, ma purtroppo non gli piacque per la prestanza fisica, era ancora troppo giovane Ci scherzammo sopra. Purtroppo Rivera non fu mai allenato da mio padre. Non dimenticherei l’esordio in Italia di Altafini, proprio con papà, tengo sempre con me una foto con Altafini, papà la teneva sulla sua scrivania. Recentemente anche Trapattoni ha riconosciuto di essere stato scoperto e lanciato da mio padre.

Mi diceva che Dino Zoff era molto appassionato di corse automobilistiche e aveva messo a punto una sua 600 abarth, per correre, fu tuo padre a dirgli che doveva scegliere tra il calcio e le corse, anche perché fece capire a Zoff che stava rischiando di farsi molto male e di non essere abile come portiere. Zoff ama molto le corse, in effetti l’ ho incontrato a Imola nel 2014, ad un evento per ricordare Ayrton. Pensi che i calciatori scoperti da papà gli siano stati riconoscenti?

Zoff mi sembra che ne parli con grande rispetto, sia nelle interviste che nel suo libro. Zoff ha un grande carattere, come tanti portieri, bravissimo anche in altri ruoli e nei calci di rigore. So che papà si sentiva con Zoffanello, con questo nomignolo papà me lo presentò a Udine, anche quando era allenatore della Nazionale. Ero presente a Torino, quando papà fece l’ esame di allenatore a Zoff, e gli chiese di fargli vedere se era ancora allenato e poi gli disse che si poteva passare all’esame teorico scritto. Chi è dotato, non perde facilmente le grandi qualità possedute.

Tra i tanti aneddoti raccontati da tuo padre, ricordo soprattutto quello relativo a Schnellinger. Quando a lui si presentò il calciatore tedesco, che non parlava italiano, forse per fare una bella figura, pensò bene di farsi capire da tuo padre, parlando in latino e gli disse:” Ego sum Schnellinger.” E tuo padre rispose con calma:” Ego sum Bonizzoni.” Aneddoti che tu ricordi?

Karl-Heinz è stato un grande campione. Eravamo a Mantova, e ricordo che aveva avuto da poco un erede. Mi colpì la sua educazione dai sani principi. Eravamo al ristorante e il piccolo era in una carrozzina, ma in un altro locale. Incominciò a piangere e mio padre gli consigliò di andarlo a vedere. Karl gli rispose di no, perché stava facendo i capricci e avrebbe smesso. Aveva ragione, dopo qualche minuto smise di piangere.

Pensa che tuo padre telefonò a mia madre per dirle che aveva una brava figlia, non lo dimenticherò mai. Ed è venuto a mancare, in un anno diverso, ma lo stesso giorno in cui anche a mio padre fu dato un sollievo dalle sofferenze terrene: 6 dicembre, giorno di San Nicola. Tu sei credente?

Ho imparato da papà a non nascondermi mai e dire sempre quello che penso con i dovuti modi, con sincerità. Credo in una possibile forma di vita e in energie che sussistono dopo la morte, in fondo molte religioni ne parlano e le rispetto tutte, perché alla fine ci portano ad un credo positivo. S. Nicola è per me uno dei Santi più amati e belli da ricordare. Credo nelle coincidenze e ai percorsi che ognuno di noi è destinato a percorrere.

Sei rimasto legato al Milan?

Ti dirò che papà era molto arrabbiato con il Presidente di allora. Scriveva su “Avvenire” e per la “Gazzetta di Mantova”, quando gli venne fatto notare di non scrivere quello che pensava, e di essere più diplomatico, perché con la schiettezza che lo contraddistingueva diceva sempre il suo pensiero, che non era favorevole a certe fatti calcistici, Papà non gradì, ma anche il Presidente non gradì, al punto che non lo invitò alla festa del centenario del Milan. Allora papà scrisse sui giornali che non sarebbe andato ecc.. Grazie a Montanari, Dal Cin e altre persone, riuscii a far avere a papà un piatto d’ argento firmato da Berlusconi, consigliandolo di ringraziarlo, rinviò sempre … . Nel cuore è sempre stato legato alla squadra rosso nera, due anni e uno scudetto non si cancellano.

Io mi permetto una nota personale: il Berlusca ha diviso anche delle famiglie e in modo piuttosto doloroso, è ovvio che non è colpa sua, ma una parente prossima non parla più con me anche perchè lei è affascinata dal Berlusca e io no … . E’ molto sgradevole che ci siano certe situazioni. Mi dispiace molto che tuo padre non sia stato invitato al Centenario del Milan. Io avevo fatto di tutto per farlo invitare al Centenario di un’altra squadra e mi dettero una risposta che io detesto profondamente, perchè il Tempo non esiste e vorrei che tutti lo comprendessero, è Fisica, è realtà … . Beh, mi dissero che non potevano invitare tutti gli ultranovantenni importanti per il calcio, non c’era spazio … mi dissero: ”Che lo inviti il Milan, la sua squadra.” … Ma adesso apprendo come si è comportato il Milan, ragione di più per chiedere una mostra dedicata a Luigi Bonizzoni, allenatore, talent scout e apprezzato pittore, lo chiede una triestina, che ama tanto la zona di Servola, al triestino servolano di origine, Paolo Maldini. Quando sono a Servola incontro ancora tanta gente che se lo ricorda piccolo, con la nonna, che lo accompagnava con il triciclo per le strade di Servola. Io ho fatto una scommessa con alcune persone di Servola: ”Adesso sono tutti super nel calcio, lontani dalla gente, volete scommettere che il servolano Paolo Maldini non mi riceverà?” Spero che non sia così, confido nel supporto del buon Maldera, che mi ha fatto conoscere tuo padre,

Cosa pensi se organizzassimo una mostra anche dei suoi dipinti?

Ne sarei immensamente grato.

Un triestino, amico di tuo padre, fu Nereo Rocco, anche lui mitico allenatore del Milan. Tuo padre mi disse che si fece spiegare da Nereo la strategia da lui creata, il catenaccio, durante un ritiro a Coverciano per un aggiornamento. Condividevano la camera. Tuo padre comprese, ammirava Nereo, però il catenaccio non gli piaceva molto. Tu hai forse conosciuto Nereo Rocco?

No, non ho avuto il piacere di conoscerlo, l’ ho visto ovviamente, in effetti credo che papà alla fine non amasse particolarmente Nereo, anche se riconosceva le sue capacità.

Per la fisica quantistica la morte è un passaggio di stato, e l’energia della persona rimane, c’è qualche momento della tua vita in cui senti tuo padre ancora vicino a te, in un altro modo, ma vicino?

Mi vengono in mente i momenti della sua Cremazione, dal camino usciva una nuvola grigia, che andava verso il cielo, era come se mi salutasse. Sicuramente quello che ha saputo trasmettermi lo sento sempre ben presente, alla fine conosci te stesso, quanto era valido per lui è valido anche per me, spesso riconosco che ho tante sue caratteristiche, il DNA non mente.

Concludiamo con questo motto: “Ricordare Luigi CINA Bonizzoni è un dovere morale del calcio italiano, soprattutto un dovere morale del Milan”.

Dal Milan non si può pretendere hanno avuto grandi Allenatori e personaggi. Ma può essere uno stimolo per iniziare un certo percorso commemorativo nel mondo del calcio.
Per quanto riguarda Coverciano, la persona più indicata a ricordarlo è Fino Fini. Avrei molto piacere che tu potessi fare un piccolo libro per ricordarlo.

Io penso che se il Milan ha avuto grandi Allenatori e tanti personaggi il merito va proprio a tuo padre, che ha scoperto e ha dato la possibilità di giocare a molti di loro. Grazie per la fiducia, mi piacerebbe scrivere un libro su Luigi Bonizzoni, sarebbe molto significativo, educativo per tanti giovani calciatori … di tutte le età … .

Spero che quanto ho espresso con questa intervista ti consenta di fare un buon lavoro anche in proiezione futura. Credo che a lui farebbe piacere che si parlasse di Valcareggi, (tra l’ altro di Trieste), Altafini e Zoff. Valcareggi, era stato un suo giocatore a Brescia, lo ricordo con piacere, lo conobbi quando andai a Coverciano per raggiungere papà, Valcareggi era una persona squisita ed educata.

Quando ero una bambina la gente del mio rione parlava della sua mamma, che abitava in una casa abbastanza vicina alla mia, ma io non l’ho mai incontrata. Dal punto di vista professionale credo che le caratteristiche salienti di mio padre siano state: giocatore, a suo parere, non eccelso, anche se giocò nel Milan, devoto al suo allenatore di allora, Bánás, papà gli rimase vicino fino alla sua morte.

Mio padre era amante del calcio inglese, era uno spettacolo vedere le sue squadre giocare. Conosceva benissimo il tedesco e l’ inglese. Andava ogni anno in Inghilterra ad osservare le squadre inglesi e studiava il loro metodo di allenamento. Per anni fu ospite di Brian Glenville, all’epoca capo ufficio stampa della Regina Elisabetta II.

Altri punti a suo favore erano la sua schiettezza e la lealtà, che gli permettevano di affrontare con grande coraggio qualsiasi situazione. Mi raccontava che quando era al corso Ufficiali a Lecce, venne in visita Amedeo di Savoia, duca d’Aosta, ora sepolto al Sacrario di Redipuglia, che papà mi portò a visitare.

Il Duca d’Aosta gli chiese se la mensa fosse di suo gradimento, papà gli disse che era sufficientemente buona. Al che, il duca Amedeo rimase spiazzato da tale risposta, ma la apprezzò, e gli disse che era una risposta saggia, onesta e intelligente. Ecco perché papà amava i fuoriclasse come Clark e Ayrton. Coraggio e lealtà prima di tutto. Ebbi la fortuna di conoscere Senna molto bene quando era giovane, parlavo spesso a papà di Senna. E il “Cina” fece amicizia con il Costruttore DAP di kart, Angelo Parrilla, che ospitò Senna a casa sua per sei anni. Erano per certi versi tutti molto simili. Ma questa è un’altra storia.

Colgo l’occasione per dire che ho dedicato un filmato ad Ayrton Senna, persona molto importante per me, perché mi ha motivata a fare quanto sto facendo. Gli ho dedicato anche quattro canzoni, sono cantautrice. Abbiamo organizzato eventi a Monza, nell’ambito del Festival dello Sport, a Milano, nell’ambito del Milanlatinfestival, e tre eventi a Trieste, è stato proiettato il filmato e ho cantato qualche canzone. All’Autodromo di Monza, nella sala riunioni dei dirigenti, c’è il mezzobusto di Ayrton, da me eseguito e donato all’Autodromo. Comunque sono anch’io come tuo padre, sono onesta, non mi piacciono le raccomandazioni e quindi, in questa Italia …, sono conosciuta da chi mi apprezza e per me è sufficiente così.

Per concludere, penso che i libri che scrisse durante gli anni trascorsi a Coverciano, siano delle pietre miliari. Si recava tutte le settimane per 20 anni a Coverciano come istruttore federale e organizzatore, con Allodi, del super corso, inoltre era osservatore della nazionale. Purtroppo, a 74 anni, subì un’ amputazione della gamba. Tentò comunque, nonostante la menomazione, di gestire la rappresentativa giovanile Lombarda, finirono al secondo posto nel torneo, con tantissimi giovani dotati, ma sconosciuti. Poi papà preferì abbandonare, mi disse che c’erano troppe pressioni per far mettere in squadra gente che non aveva talento. Non dimenticherò mai la bellissima esperienza di papà con la nazionale Cantanti, con Morandi, Ruggeri, Tozzi, Pupo, Mogol, Mazzi e Pechini.

A mio parere papà è stato un ottimo padre, quelle poche volte che chiesi aiuto, si fece in quattro, si dimostrò molto intelligente, devoto al suo lavoro e alla famiglia. Persona, ci tengo a dirlo, incorruttibile, molto onesta e retta al punto di dover perdere il lavoro piuttosto … . Apparteneva ad un’altra epoca, in cui doping e corruzione erano casi rari e condannati, un’epoca in cui esisteva uno spirito di rispetto e cavalleria. Angelo Rizzoli, suo Presidente al Milan, riprese papà per una partita dove stravinse, dicendogli che la prossima volta, quando si è in vantaggio di due reti non bisogna umiliare l’ avversario. Carlo Beretta, Presidente del Brescia, e anche Commissario della nazionale, lo stimava molto, al punto che quando papà ebbe l’offerta dall’ Atalanta, decise di parlargli per correttezza. Beretta lo spronò a seguire il suo percorso, perché riconobbe in lui le capacità, ed era sciocco trattenerlo. Rimasero per sempre amici.

ERA UN ALTRO MONDO DI CAVALIERI e IMPRENDITORI, che non esistono più. Amava la cultura, leggeva libri di saggistica da Siddarta a Jung ancora prima della guerra, leggeva libri di psicanalisi. Amava approfondire la conoscenza di se stesso, amava conoscere il mondo, e il mondo spirituale, qualunque esso fosse con un occhio particolare alla filantropia vera, era alla ricerca della verità.

Credo che Vi sia un legame particolare con lo stadio di S.Siro, ora stadio Meazza, penso sia stato il suo vero mondo emozionale, con il quale anche la mia famiglia ebbe un legame particolare. Nasce come giocatore a S.Siro. Lì, a diciassette anni, vince il campionato ragazzi. Gioca nel Milan, assieme a suo zio Giuseppe. Vince il campionato con il Milan. Suo fratello maggiore fu assessore allo sport e spesso ci raccontava dei problemi dello stadio. Suo cugino fu Vicario a Milano e ci raccontava dei problemi, peraltro mai risolti, dello stadio, riguardanti l’ ordine pubblico. Ci sono aspetti che il mondo del calcio non ha mai trattato o trattato molto poco. Per esempio, papà allenò la Selezione della lega nazionale nel 1960, c’erano i migliori giocatori del momento, si trovò a dirigere Boniperti, Sivori, Buffon e Ghezzi, idoli di Inter e Milan, il mitico libero rossonero Cesare Maldini, gli juventini Boniperti e “King” John Charles, e le stelle internazionali Hamrin, Altafini e Angelillo. Che meraviglia: Di Tacchi, Hamrin e doppietta di Altafini. Josè Altafini può essere testimone. Ero presente, vinsero con questo risultato: 4 – 2. Ingrato l’ unico articolo che ho letto in merito, riportava allenatore Gipo Viani. E poi nel 1962 la rappresentativa B della Lega Nazionale. Ho imparato che ci sono molte ingiustizie, e non ti parlo di quando sui giornali apparivano cose mai dette … ma ho imparato a mandarle dietro alle spalle e continuare, vivendo il futuro, che si ripresenta continuamente come realtà del presente.

In effetti siamo in uno spazio-tempo in cui passato, presente e futuro coesistono, per cui non esistono persone giovani, non esistono persone anziane, ma anche Einstein disse che sarà molto difficile che la gente comprenda i progressi della Fisica, della Fisica quantistica, che è la realtà.

Buon lavoro, grazie per avermi dato questa opportunità e fatto rivivere tanti momenti karmici.

Grazie a te, grazie a te, io ho amato moltissimo il calcio che piaceva a tuo papà, ero bambina, ero ragazzina, ero anche un portiere, ma poi, come giornalista, ho trovato un altro calcio. Devo riconoscere che sono stata accolta bene da dirigenti e allenatori anche di squadre di serie A, pure in Spagna da Barcelona F.C. E RCD Espanyol, e dai due Team di Praga: Slavia e Sparta. Però ho trovato anche i vippari, che detesto profondamente, ma di solito io mi avvicino a questi vippari, per capire, li osservo, li analizzo … .

Daniela Asaro Romanoff