Rifondazione Comunista: “Il governo come Ponzio Pilato lascia discrezionalità alle imprese, fermare attività non essenziali”

ROMA – “Il protocollo governo-sindacati-imprese è inadeguato e quindi inefficace per fare prevenzione del contagio nei luoghi di lavoro dato che si lascia sostanzialmente alle imprese di decidere se tutelare o meno la salute dei lavoratori. Il diritto alla salute si ferma davanti alle porte delle aziende. Torniamo a chiedere il fermo di tutte le attività lavorative non essenziali come unica soluzione per affrontare il contagio e garantire tutela di lavoratrici e lavoratori”. Così in una nota Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, per bocca di Maurizio Acerbo (foto), segretario nazionale, e Antonello Patta, responsabile nazionale lavoro.

“Il governo – si legge ancora nel comunicato – cede ai diktat di Confindustria: non vi sono obblighi per le imprese e in compenso non c’è nemmeno il blocco dei licenziamenti e non è stata recepita la richiesta sindacale di limitare aperture e orari della grande distribuzione. Il succo del protocollo è al punto 8 laddove si dice che “le imprese potranno”. Siamo di fronte a un florilegio di raccomandazioni, inviti, possibilità, incentivi senza nemmeno l’obbligo dell’accordo con le rappresentanze sindacali interne che hanno solo il diritto a essere consultate. Si arriva perfino a sostenere che “l’adozione delle misure di igiene e dei dispositivi di protezione individuale indicati nel presente Protocollo è evidentemente legata alla disponibilità in commercio”. La posizione del governo è irresponsabilmente alla Ponzio Pilato dato che lascia al confronto tra imprese e sindacati sui luoghi di lavoro una materia così essenziale per la salute pubblica”.

E ancora: “La realtà è che milioni di lavoratrici e lavoratori da giorni sono privi di protezioni e tutele. E se nella grandi fabbriche c’è ancora un po’ di potere contrattuale è certo che in gran parte delle imprese, soprattutto nelle realtà piccole, diffuse, negli appalti e subappalti, in tutti i settori dove prevale la precarizzazione e c’è scarsa sindacalizzazione la possibilità di esigere il rispetto di regole di prevenzione rasenta lo zero. Le procedure indicate dovrebbero almeno essere degli obblighi senza delega al buon cuore delle aziende. A proposito della sorveglianza sanitaria per il rispetto delle norme il decreto non impone alle Asl un piano di controlli a tappeto come sarebbe d’obbligo dotandole del personale necessario che manca in conseguenza dei tagli subiti dal SSN. Stesso discorso per i medici del lavoro che invece potrebbero svolgere un ruolo molto importante per la tutela dei lavoratori. Conclusione: lor signori come Berlusconi a Nizza stanno al sicuro e i loro profitti valgono più della salute dei lavoratori”.