ROMA – “Oggi si conclude l’iter formale della pessima riforma Nordio-Berlusconi della separazione delle carriere nella magistratura. Non siamo certamente iscrivibili al ‘partito dei magistrati’ vivendo l’impegno politico come difesa dei diritti e, dunque, militanza a difesa della Costituzione anche con atti di disubbidienza civile quando le norme sono contrarie ai diritti dell’uomo. Rivendichiamo il nostro garantismo e il nostro diritto di critica anche nei confronti della magistratura ma ne abbiamo sempre difeso l’autonomia e l’indipendenza”. Così Maurizio Acerbo, segretario nazionale, e Gianluca Schiavon, responsabile giustizia del Partito della Rifondazione Comunista.
“La separazione delle carriere va, tuttavia, nella direzione sbagliata perché rende i magistrati requirenti, fin dall’accesso alla professione, subalterni al Governo e nelle indagini dipendenti delle forze di polizia giudiziaria”, aggiunge. “Persino i famigerati casi di ‘giustizia mediatica’ chiariscono che l’autonomia tra PM e giudici c’è già e, semmai, il problema è l’eccessiva contiguità tra magistrati e circoli ristretti di imprenditori, dirigenti pubblici e privati. Nessuna soluzione, dunque, ci sarà per il problema della spartizione delle posizioni e degli incarichi tra gruppi di potere alla magistratura e nessun miglioramento dell’esercitabilità del diritto alla difesa. Da oggi la parola passa ai cittadini attraverso il referendum costituzionale e il Partito della Rifondazione Comunista si impegnerà per fare emergere una maggioranza di No. Sarebbe ora che i governi smettessero di manomettere la Costituzione e cominciassero ad attuarla”, concludono Acerbo e Schiavon.
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