
“Il mio strumento e’ la parola. La parola e’ cio’ per cui sono qui. L’accusa e’ quella di aver ecceduto la linea sottilissima che demarca l’invettiva possibile da quella che qui viene chiamata diffamazione”, ha aggiunto. Riferendosi al dramma dei migranti, Saviano ha concluso: “Sento di aver speso parole perfino troppo prudenti, di aver gridato indignazione con parsimonia. Non smettero’ mai di stigmatizzare, di analizzare, di usare tutti i mezzi che la parola e la democrazia mi concedono per smentire questo scempio quotidiano”.











