Se non ora, quando? La percezione del biotestamento a un anno dalla legge

medicina ricercaMILANO – A un anno dall’approvazione della legge, Vidas e Focus Management, società di consulenza strategica, hanno presentato i risultati di una ricerca condotta sulla cittadinanza lombarda sul tema del Testamento Biologico.

Focus Management ha lavorato pro bono per Vidas ad un’analisi molto circostanziata delsentiment online degli italiani rispetto alla legge 219 e delle risposte ad un questionario somministrato a un campione rappresentativo di cittadini lombardi.

Oggi Vidas lancia una petizione su change.org per l’istituzione della Giornata Nazionale del Biotestamento. Così chiarisce Barbara Rizzi, direttrice scientifica di Vidas, le motivazioni che hanno portato l’associazione a farsi promotrice di questa iniziativa: “Le scelte di fine vita sono da sempre parte integrante del lavoro degli operatori delle cure palliative, sia quelli come me impegnati nell’assistenza sia quelli che promuovono spazi di incontro e divulgazione culturale con i più ampi strati di popolazione. La scarsa conoscenza della legge 219/2017 e le difficoltà attuative ci hanno naturalmente spinto a farci capofila di un’azione di informazione e sensibilizzazione, come principali attori coinvolti nei processi di cura. Nella mia esperienza, la pianificazione condivisa delle cure costituisce uno dei capisaldi nella relazione tra medico e paziente e può essere realizzata anche nei casi più complessi, attraverso la costruzione di quell’ambiente di verità necessario perché il paziente possa esercitare fino alla fine il proprio diritto all’autodeterminazione”.

Emanuele Acconciamessa, ceo Focus Mgmt, chiosa: “Focus Management ha deciso di realizzare un progetto di ricerca pro bono per Fondazione Vidas perché crediamo fortemente nella responsabilità sociale e civile delle aziende. Il Testamento Biologico è una tematica sulla quale pesa una forte asimmetria informativa ed una preoccupante confusione, legata a pregiudizi e complessità informative. Le aziende devono facilitare un percorso di consapevolezza reale nei cittadini. La ricerca di Focus Management è volta a colmare proprio questo gap informativo”.

Dalla prima analisi emerge una forte contrapposizione tra sostenitori e detrattori, che assegnano alla legge valori opposti: se i primi associano concetti di libertàdirittidignità, per i secondi è una legge foriera di mortesuicidioeutanasia. Per questi ultimi, il diritto di sceglieresignifica utilizzare la propria autodeterminazione per decidere come e quando morire in maniera premeditata. In questa visione, la legge è un primo passo verso l’eutanasia. Ancora: la legge non è chiara nelle modalità pratiche e i Comuni, spesso non attrezzati per ricevere le Dat, sono un ulteriore freno all’attuazione. Traino nella diffusione dell’informazione sono stati i casi mediatici (da dj Fabo al piccolo Alfie Evans) anche se restano tante perplessità non risolte. In particolare, il ruolo del medico è oggetto di dibattito: tra chi è convinto che venga meno il principio di beneficialità ovvero il dovere di agire per prevenire e curare e chi vede un rafforzamento dell’alleanza terapeutica grazie al richiamo all’importanza del consenso informato. Suscita un certo allarme il rischio dell’obiezione all’interno dei luoghi di cura pubblici.

Esiste ancora una scarsa conoscenza della normativa (solo il 28% dichiara di conoscere bene la legge) pur se i cittadini sono mediamente favorevoli al biotestamento (70%). La popolazione lombarda si divide in: 52% convinti; 31% scettici; 17% contrari. Il livello di apprezzamento alla legge è molto alto: 4,9 su 7 con maggiore favore nella fascia di età 26-40e 56-70 anni con alto livello di cultura e tra persone che non si professano credenti. L’influenza religiosa resta un deterrente: il biotestamento viene percepito come pratica contraria al Vangelo per i cattolici. Di contro, chi si dice ateo considera le decisioni di fine vita questioni personali in cui la Chiesa non ha diritto di intervenire.

Forti in generale la resistenza rispetto al tema e la propensione a rinviare le scelte relative al fine vita: solo per il 36% degli intervistati è opportuno redigere il biotestamento il prima possibile, anche se emerge dalla ricerca come, per i favorevoli, è un mezzo per garantire i propri diritti la dignità e fiduciario ideale è un familiare. Solo il 3% ha redatto il testamento biologico. Confortante apprendere che il 64% è mediamente propenso alla redazione in futuro.