Silvio Coppola parla del primo romanzo “Daniel Dante e la Compagnia del Lumen Magico”

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Pubblicato il 30 ottobre il libro Daniel Dante e la Compagnia del Lumen Magico primo romanzo di Silvio Coppola disponibile in libreria e sugli store digitali uscito per la Ruota Edizioni di Roma. Un fantasy young adult che può apprezzare chiunque dai 10 anni in su. L’autore, questa volta in veste di musicista, ha anche composto le musiche originali ispirate al libro, reperibili sulle piattaforme di streaming musicale.

“Se la cultura viene percepita come un gioco, senza imposizioni o pretese, probabilmente attecchisce e cresce. Nessuno è se stesso per caso”.

Silvio Coppola ci ha gentilmente concesso un’intervista.

“Daniel Dante e la Compagnia del Lumen Magico” è il tuo primo romanzo, come nasce?

L’idea di scrivere questo romanzo è nata per caso, un po’ di anni fa. La sera mi mettevo nel lettone con i miei bambini, raccontavo storie, leggevo libri, rispondevo alle loro incredibili domande. Insomma, tutto quello che fa un qualsiasi padre che ama i suoi figli. I piccoli stavano ad ascoltare incantati, rapiti dalle mie chiacchiere fantasiose. Mia moglie mi disse: «Se sei così bravo a raccontare storie, perché non scrivi un libro per ragazzi?» La presi in parola, ma senza impegno, come fosse un gioco. La stesura del romanzo andò avanti, tra slanci d’amore e tristi abbandoni, per oltre dieci anni, finché mi trovai a un bivio: terminarlo o abbandonarlo definitivamente? Scelsi la prima opzione, e fu una buona scelta.

Hai composto anche le musiche originali, come ti sei trovato in questa doppia veste?

Sono autore di canzoni, ma il mio vero sogno è sempre stato quello di scrivere colonne sonore. Avrei voluto studiare pianoforte e composizione al conservatorio, ma non è stato possibile. Ho immaginato, allora, che il mio libro diventasse un film e ho scritto le musiche. Mi sono divertito perché l’ho fatto solo per passione. Mi trovo bene in entrambi i ruoli, mi piace essere creativo.

Presentando questo testo hai dichiarato “Nessuno è se stesso per caso”, perché?

Perché noi siamo il prodotto del luogo in cui siamo nati, della famiglia che ci ha cresciuto, della scuola che ci ha istruito, della società in cui viviamo. La differenza tra due persone mediamente intelligenti la fanno questi elementi. Il posto in cui nasciamo ce lo dà Dio o il caso, scegliete voi, ma la famiglia, la scuola e la società possono tanto per migliorare una generazione. Daniel Dante cresce in una famiglia che ama la cultura ma, soprattutto, che si vuole bene. Quindi è un ragazzino intelligente, ma anche fortunato. Mettiamolo in una famiglia i cui genitori si detestano, parlano volgare e amano la TV spazzatura, forse Daniel non sarebbe più lo stesso. Per il ruolo della scuola, cito una frase di Rita Levi Montalcini: “La scelta di uno studente dipende dalla sua inclinazione, ma anche dalla fortuna di incontrare un grande dicente”.

Sei impegnato su diversi piani professionali, come concili le tue diverse attività?

Con molto impegno. Non sto mai con le mani in mano. A volte, questo è un po’ dispersivo, perché non ci si concentra mai esclusivamente su una sola cosa. Dipendesse da me, vorrei fare molto di più, ad esempio amo la grafica e i video, ma non si può fare tutto. Se il tempo si fermasse per un po’!