Un divario profondo separa la consapevolezza sulla sostenibilità dalla sua reale applicazione nei processi aziendali. È quanto emerge dalla survey Noesis – Richmond Executive Observatory con Ipsos Doxa, secondo cui solo il 37% delle imprese italiane integra i principi ESG nelle decisioni strategiche. Un dato che sale al 46% tra le grandi aziende, ma che conferma una trasformazione ancora incompleta. Il quadro globale non è più rassicurante: secondo il CEO Study 2025 dello United Nations Global Compact, il 99% dei leader mondiali riconosce l’importanza degli ESG, ma meno del 15% si sente preparato ad affrontare crisi climatica, instabilità delle filiere e nuovi standard di accountability.
Le conseguenze sono concrete. Il McKinsey Global Institute stima che, senza un’infrastruttura dati adeguata per la gestione del rischio climatico, entro il 2030 le aziende potrebbero subire una svalutazione degli asset operativi superiore al 20%. Una prospettiva che rende urgente colmare il divario tra intenzioni e operatività.
La survey Richmond‑Doxa evidenzia inoltre cinque criticità percepite dagli stakeholder: necessità di supporto esterno (63%), rischio greenwashing (47%), valore strategico ancora poco riconosciuto (37%), richiesta di regolamentazione più severa (25%) e timori sulla redditività a breve termine (9%). A pesare maggiormente è la sfiducia verso comunicazioni poco trasparenti: il 62% contesta proclami ambientali non supportati da cambiamenti reali, il 59% critica report vaghi e privi di dati verificabili, il 38% ritiene poco affidabili le certificazioni e il 37% guarda con sospetto alle compensazioni non accompagnate da riduzioni effettive delle emissioni.
Questi temi sono stati al centro del Richmond Sustainability Business Forum, ospitato all’Hotel Billia di Saint‑Vincent. Manager e professionisti hanno trasformato il confronto teorico in un dibattito operativo, concentrandosi su come tradurre i dati in decisioni immediate. Tra gli interventi più significativi quello di Daniele Cassioli, sciatore nautico paralimpico plurimedagliato, che ha richiamato l’importanza della coerenza quotidiana: “Il cambiamento inizia quando smettiamo di chiederci il perché e iniziamo a chiederci cosa possiamo fare”.
Il forum ha approfondito quattro direttrici chiave: l’integrazione tra intelligenza artificiale e sostenibilità, la necessità di passare dalla narrazione alla misurazione, il ruolo centrale della supply chain come epicentro del rischio operativo e l’importanza di una leadership capace di guidare la trasformazione culturale.
“Il management deve abbandonare la narrazione di facciata e costruire una vera architettura competitiva basata sulla sostenibilità”, ha dichiarato Claudio Honegger, co‑fondatore di Richmond Italia. Una visione condivisa anche dalle partnership dell’edizione 2026, tra cui Donne 4.0 e RSE, che hanno contribuito a delineare un approccio multidisciplinare alle sfide ESG.
Il messaggio finale è chiaro: senza un salto di qualità nella governance, nella trasparenza e nella gestione dei dati, la sostenibilità rischia di restare un esercizio retorico. Con conseguenze economiche che il sistema produttivo non può permettersi.
L'Opinionista® © since 2008 Giornale Online
Testata Reg. Trib. di Pescara n.08/08 dell'11/04/08 - Iscrizione al ROC n°17982 del 17/02/2009 - p.iva 01873660680
Pubblicità e servizi - Collaborazioni - Contatti - Redazione - Network -
Notizie del giorno -
Partners - App - RSS - Privacy - Cookie Policy
SOCIAL: Facebook - X - Instagram - LinkedIN - Youtube