Sri Lanka, il ministro: l’intelligence era al corrente dei rischi di un attentato

polizia sri lankaStato d’emergenza, 24 persone sospette arrestate dalla polizia

COLOMBO ‒ Nuova esplosione in un furgone nei pressi di una chiesa a Colombo, nel corso di un’operazione di disinnesco dell’ordigno. Altri 87 detonatori trovati dalla polizia vicino alla principale stazione autobus della città.

Il presidente dello Sri Lanka, Maithripala Sirisena, ha dichiarato lo stato d’emergenza nazionale, e ha chiesto il supporto della comunità internazionale per individuare coloro che, dall’estero, hanno aiutato i terroristi del luogo a compiere l’attentato.

Gli attacchi suicidi che nel giorno di Pasqua hanno causato più di 300 morti e un numero altissimo di feriti sono stati infatti compiuti da 7 kamikaze che secondo il sottosegretario al governo Rajitha Senaratne agivano per conto di un gruppo jihadista locale ma con l’aiuto di una rete internazionale.

Tra le vittime, almeno 36 stranieri, tra cui vi sono cittadini americani, britannici, olandesi e indiani, un cinese, un giapponese e un portoghese. Anche tre dei quattro figli di Anders Holch Povlsen, il miliardario danese proprietario del colosso dell’abbigliamento Asos, sono rimasti uccisi nell’attentato.

Un portavoce del governo ha affermato che la polizia sapeva dell’alto rischio di attentati contro alcune chiese e contro la sede dell’Alto commissario indiano a Colombo, già a partire dall’11 aprile.

Nell’avviso, che era stato fornito da un’agenzia di intelligence straniera, si parlava in modo specifico della National Thowheeth Jamàath: si tratta di un’organizzazione terroristica creatasi da poco tempo nello Sri Lanka, e convinta sostenitrice del movimento jihadista globale. È violentemente anti-buddista ed è stata messa in correlazione con atti vandalici compiuti lo scorso anno contro alcune statue buddiste. Quattro membri di questo gruppo sono stati arrestati nel mese di gennaio.

A cura di Barbara Miladinovic