
La vicepresidente della Consulta degli Uffici Stampa dell’Associazione Stampa Romana, Gaia De Scalzi, ha sottolineato: “Come sempre cerchiamo di fare il punto, e quello che ci si domanda è se effettivamente non sarebbe il caso di rivedere questa legge 150 del 2000 dopo 25 anni. È un po’ il tema che, come dire, si ripropone su diversi ordinamenti, tanto che si sta pensando di rimettere mano appunto ad alcuni ordinamenti professionali, in particolar modo 14, dove rientra anche la figura del giornalista, anche perché ci troviamo molto spesso a non veder applicati i contratti collettivi nazionali dei giornalisti né nel settore pubblico né tantomeno nel settore privato. Allora forse la domanda è: perché? Sono troppo onerosi questi contratti? Vanno rivisti? Insomma, è chiaro che, dopo 25 anni, qualcosa dovrebbe cambiare. Per quanto riguarda la figura del social media manager nella pubblica amministrazione, benissimo che sia stata riconosciuta come figura professionale, perché effettivamente anche questa figura doveva essere prima o poi riconosciuta. Però solo nella pubblica amministrazione: resta come sempre scoperta la parte privata. Chiaramente, nel riconoscere questa figura, ci si aspetta che la persona che assume questo incarico abbia, come dire, i requisiti e quindi abbia studiato o abbia fatto la dovuta formazione per poi, chiaramente, svolgere la professione”.
Per la segretaria generale della Federazione Nazionale della Stampa, il sindacato unitario dei giornalisti italiani, Alessandra Costante, “l’idea di un tavolo di concertazione preventivo con le altre organizzazioni sindacali, in vista di una contrattazione pubblica 25-27, è ottima, in attesa che anche la Federazione Nazionale della Stampa possa essere riconosciuta come sindacato speciale di una categoria individuata nella pubblica amministrazione con una legge speciale, che è la legge 150. Finché la Federazione Nazionale della Stampa, che è il sindacato di tutti i giornalisti, non sarà riconosciuta come il sindacato anche nella pubblica amministrazione, purtroppo i giornalisti della pubblica amministrazione saranno vissuti all’interno della pubblica amministrazione come casta e come giornalisti di serie B. Questo noi non lo possiamo consentire, non lo possiamo permettere”.
Infine il segretario dell’Associazione Stampa Romana, Stefano Ferrante: “È necessario sicuramente rivedere i rapporti tra i sindacati Cgil, Cisl, Uil, Ugl dei lavoratori della pubblica amministrazione e il sindacato dei giornalisti, la Federazione della Stampa, le sue articolazioni territoriali, come la nostra, perché quello che accade per la nostra professione, come per le altre professioni ordinistiche, è che c’è nei fatti una difficoltà di rappresentanza delle istanze e degli interessi dei giornalisti, che non possono sedere al tavolo contrattuale in sede di rinnovo generale o aziendale, perché ci stanno gli altri sindacati della pubblica amministrazione, i quali però non possono rappresentare, anche per una scelta statutaria che fu fatta per mantenere unito il sindacato dei giornalisti, gli interessi dei giornalisti in modo esatto e puntuale”.











