Decisivo per la sua formazione è l’incontro con Corrado Levi, figura centrale dell’arte milanese di quegli anni. Arienti sviluppa un linguaggio personale fondato sulla trasformazione di materiali comuni – carta, libri, riviste, cartoline, plastica, stoffa – che manipola con gesti minimi come piegare, bucare o ricoprire. Con questi interventi semplici e poetici, l’artista dà nuova vita a oggetti quotidiani, interrogando i concetti di originale, copia e memoria visiva.
La sua ricerca, collocabile nel solco post-Arte Povera, si distingue per l’attenzione al processo creativo e per il coinvolgimento sensoriale dello spettatore. Nel corso della sua carriera ha esposto in numerose istituzioni di rilievo, tra cui la Biennale di Venezia (1990), la Quadriennale di Roma (1996, Premio Giovani), il MAXXI di Roma, la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino e molti musei europei e americani. Le sue opere, spesso site-specific, fanno parte di importanti collezioni pubbliche e private.
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