Sull’orlo della guerra civile in Venezuela

carro armato

Sia Guaidò che Maduro rivendicano il sostegno delle forze militari

VENEZUELA ‒ Il “presidente dell’opposizione” Juan Guaidò, autoproclamatosi successore di Maduro e riconosciuto da numerosi paesi tra cui gli Stati Uniti, lancia un messaggio al paese “per recuperare la sovranità nazionale”. In un video girato in una base aerea a Caracas, con a fianco l’attivista Leopoldo Lòpez, si rivolge ai militari invitandoli ad unirsi alla rivolta contro il presidente Nicolas Maduro. Migliaia di manifestanti sono scesi in piazza, rispondendo all’appello.

La crisi politica in Venezuela sta volgendo verso una fase ai limiti della guerra civile.

Numerosi manifestanti si sono radunati nella zona della base aerea La Carlota, a Caracas, e precisamente presso il distributore Altamira, uno svincolo da cui si accede alla città. La Guardia Nacional è intervenuta per tentare di sedare la sommossa. Alcuni mezzi blindati si sono lanciati verso i civili. Uno dei carri, dopo aver sparato con il cannone ad acqua per tentare di disperdere la folla, è avanzato verso i dimostranti investendone uno. Si contano già numerosi feriti, e il ministro della Difesa Vladimir Padrino annuncia di essere “pronto ad usare le armi”.

Il leader dell’opposizione Leopoldo Lòpez, che era stato incarcerato dal regime di Maduro nel febbraio 2014 e che si trovava agli arresti domiciliari, è stato liberato nel corso di un’operazione armata anti-chavista condotta da Guaidò. Dichiarando che la sua liberazione è avvenuta con il pieno consenso dei militari che lo sorvegliavano, Lòpez ha affermato che “la maggior parte degli uomini e delle donne in uniforme è consapevole della necessità di un cambiamento un Venezuela”.

Marciando accanto a Lòpez lungo le strade di Caracas, Guaidò ha affermato: “Oggi vinciamo la paura. Oggi come presidente incaricato, legittimo comandante delle forze armate, convoco tutti i soldati e la famiglia militare ad accompagnarci per una lotta non violenta”.

La reazione di Maduro è stata pronta: il governo denuncia un tentativo di colpo di stato. Il portavoce del governo di Maduro Jorge Rodriguez ha affermato su Twitter: “Informiamo il popolo del Venezuela che in questo momento ci stiamo scontrando e stiamo neutralizzando un piccolo gruppo di militari traditori che hanno occupato il distributore Altamira per promuovere un colpo di Stato contro la Costituzione e la pace della Repubblica”. A sua volta Maduro ha scritto: “Chiedo la massima mobilitazione popolare per garantire al vittoria della pace”.

Entrambe le parti rivendicano dunque il sostegno delle forze militari.

Guaidò dichiara di avere il sostegno di numerosi alleati nella comunità internazionale: con il loro appoggio, afferma, si compirà “questo irreversibile processo di cambiamento nel nostro Paese”.

Se la Russia e la Cina difendono Maduro, molti sono i paesi che hanno manifestato il proprio sostegno a Guaidò. Il vice presidente americano Mike Pence lo appoggerà “fino a quando la libertà e la democrazia saranno ristabilite”. Il vicepremier Matteo Salvini ha detto: “Sono vicino al popolo venezuelano, all’assemblea nazionale e al suo presidente Guaidò”. I senatori M5s della Commissione Esteri del Senato hanno invece espresso “profonda preoccupazione per il rischio di una deriva violenta della crisi politica”, che va invece “risolta con il dialogo e con la convocazione di nuove elezioni”. Una posizione vicina a quella della Spagna: “Non appoggeremo un colpo di stato in Venezuela” mette in chiaro Madrid, che invita ad “evitare uno spargimento di sangue” e auspica l’avvio di un percorso democratico che porti a libere elezioni in un contesto non violento.

A cura di Barbara Miladinovic