
Secondo le stime delle Nazioni Unite, tra le persone colpite dai terremoti ci sono circa 36.700 donne in gravidanza e circa 4.000 di loro partoriranno nel prossimo mese, pari a una media di circa 130 nascite al giorno. Le due scosse di magnitudo 7.2 e 7.5, che hanno colpito il Paese il 24 giugno, hanno distrutto o danneggiato decine di strutture sanitarie, interrompendo servizi essenziali di assistenza materno-infantile. Le donne hanno raccontato agli operatori di Save the Children che tra le oltre 5.000 persone morte nel disastro vi erano anche ginecologi, ostetrici e pediatri. La tragedia ha lasciato molte famiglie senza punti di riferimento per le proprie cure o per quelle dei loro figli.
Nello Stato di La Guaira, l’area più colpita dal sisma, il principale ospedale pediatrico resta chiuso. Sebbene siano garantite le cure di base, i casi più complessi devono essere trasferiti nella capitale Caracas. Molte donne in gravidanza o caregiver e i loro figli hanno perso la casa e vivono oggi in rifugi temporanei, dove l’accesso all’assistenza prenatale, al cibo nutriente, all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari è limitato. A tutto questo si aggiunge il trauma della perdita dei propri familiari o delle persone care.
Le ricerche dimostrano che elevati livelli di stress e ansia durante la gravidanza possono influire sullo sviluppo cerebrale e sul sistema immunitario del bambino, aumentando il rischio di parto prematuro o persino di aborto spontaneo. I bambini esposti a un elevato stress materno durante la gestazione, possono inoltre manifestare, già nei primi tre mesi di vita, maggiori livelli di paura, tristezza e disagio rispetto ai neonati le cui madri hanno vissuto gravidanze con minori livelli di ansia. Anche il limitato accesso a cibo nutriente, la distribuzione indiscriminata di latte artificiale per neonati e la riduzione dell’assistenza prenatale, aumentano il rischio di basso peso alla nascita o malnutrizione infantile, oltre a quello di parto pretermine.
Yohana*, 23 anni, in attesa del suo primo figlio e con una forte dipendenza dagli occhiali per vedere, si trovava sola in casa in una delle zone più colpite di La Guaira quando il terremoto ha provocato il crollo dell’edificio. È riuscita a mettersi in salvo rompendo una finestra, ma è riuscita a recuperare i suoi occhiali solo in un secondo momento e questo ha aumentato la sensazione di panico. “Sono uscita a piedi nudi, con addosso solo i vestiti che avevo in casa. Ho perso gli occhiali… non riuscivo a vedere, o vedevo molto poco”, ha raccontato Yohana. “Quando tutta la casa è crollata ho avuto paura. In quel momento non sentivo di essermi fatta male alla pancia, ma nel caos non sapevo se mi fossi ferita oppure no. Sinceramente, pensavo solo a salvarmi la vita”.
Yohana* è stata successivamente visitata presso una clinica mobile gestita dal partner di Save the Children, Paluz, a La Guaira. Nel frattempo, neonati e bambini piccoli che vivono in tende impregnate d’acqua si stanno ammalando a causa dell’umidità oppure sono esposti al rischio di contrarre malattie trasmesse dalle zanzare durante la stagione delle piogge, come la dengue. Alcune madri ospitate nei rifugi temporanei raccontano inoltre che, oltre allo stress e all’ansia, stanno affrontando enormi difficoltà nel procurarsi pannolini e altri beni essenziali per i propri bambini.
Yennifer, 23 anni, che sta allattando la figlia di quattro mesi, Carmen, ha avuto difficoltà a prendersi cura della propria salute dopo il terremoto. Tra gli altri, anche il pediatra della bambina è morto durante il sisma. “Non riuscivo a mangiare e avevo fortissimi mal di testa. Non riuscivo a dormire perché avevo la sensazione che tutto continuasse a tremare. È stato molto difficile e ogni minimo movimento mi metteva in allerta, facendomi sentire costantemente in ansia” ha raccontato. “Da quando il pediatra di Carmen* è morto, questa è la mia preoccupazione più grande: come farò a trovare qualcuno che possa curarla? Non abbiamo nemmeno i soldi. “Mi sembra tutto insostenibile e non riesco a riposare”.
“Ogni giorno in Venezuela circa 130 bambini nascono da madri la cui vita è stata completamente stravolta dal terremoto e che stanno affrontando altissimi livelli di stress. Molte stanno dando alla luce i propri figli tra incertezza, sfollamenti e servizi sanitari gravemente compromessi. Riceviamo segnalazioni allarmanti di neonati che si ammalano nei campi dove le famiglie dormono su materassi umidi, esposti alla pioggia e in condizioni igienico-sanitarie precarie. Allo stesso tempo, molte donne stanno affrontando il dolore per la perdita dei propri cari, il trauma vissuto e la preoccupazione di non sapere più dove ricevere assistenza sanitaria dopo aver perso ginecologi, ostetrici e pediatri di fiducia” ha dichiarato Fatima Andraca, Direttrice di Save the Children in Venezuela.
“La gravidanza e la cura di un neonato rappresentano una sfida in qualsiasi circostanza. Nessuna madre dovrebbe essere costretta ad affrontarle vivendo in una tenda, mentre piange i propri cari e teme di non poter garantire al proprio figlio le cure di cui ha bisogno”, ha concluso Fatima Andraca. Save the Children ribadisce che in Venezuela, nella risposta umanitaria e nella fase di ripresa, è imprescindibile dare priorità alle donne in gravidanza insieme ai loro figli, nel periodo post-partum e in allattamento, attraverso un coordinamento urgente, finanziamenti adeguati e interventi mirati.
L’Organizzazione chiede ai governi, ai donatori internazionali e ai partner umanitari di garantire alle donne in gravidanza e in allattamento colpite dal terremoto un accesso continuativo ad assistenza prenatale, al parto e postnatale di qualità, a servizi specializzati per l’alimentazione dei neonati e dei bambini piccoli, ad alimenti nutrienti, a un alloggio sicuro, ad acqua potabile e servizi igienico-sanitari, nonché ai beni essenziali per i neonati, sia nell’immediato sia nei prossimi mesi.











