Terrorismo, Di Maio: “Non dobbiamo mai abbassare la guardia”

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ROMA – “Noi non dobbiamo mai abbassare la guardia, voglio sempre ringraziare le nostre forze dell’ordine, servizi di sicurezza e di intelligence, le nostre prefetture il lavoro che fanno silenzioso nel cercare di prevenire personaggi che si radicalizzano”. Lo ha detto Luigi Di Maio al Festival delle Religioni, intervenendo nel dialogo con Paolo Mieli sulle prospettive di pace in Medio Oriente, sottolineando che si tratta in maggioranza di “cani sciolti, lupi solitari, molti con disturbi mentali, che finiscono per farsi radicalizzare anche solo attraverso video”, e lodando il lavoro delle forze dell’ordine italiane che ci evitano “con grande professionalità e lavoro silenzioso il peggio”.

Poi sui rapporti con l’Egitto ha sottolineato: “Noi nonostante la tragedia Regeni e il caso Zaki sia sul versante Libia che sul versante tensioni tra israeliani e palestinesi dialoghiamo sui temi multilaterali con l’Egitto perché uno di quegli attori che in questo momento ha un’influenza sia sul lato del Medio Oriente che sul Mediterraneo, come la Libia”. E ha aggiunto: “Lo voglio dire chiaramente, purtroppo, ci sono tante differenze valoriali in questo grande Mediterraneo allargato, ma se noi utilizziamo il tema del cessate il dialogo con questi attori per rivendicare giustamente di affrontare la questione dei diritti, non riusciamo ad affrontare le questioni multilaterali di cui abbiamo bisogno”.

E poi: “Speriamo, confidiamo e lavoriamo per le elezioni del 24 dicembre in Libia perché con il voto popolare della nuova governance della Libia, delle nuove istituzioni libiche ci permetterà di stabilizzare un Paese che è la porta dell’Europa in Africa”, ha detto il ministro degli Esteri, ribadendo che “dobbiamo essere molto vicini ai nostri dirimpettai perché da loro dipende la stabilità dell’Europa, non solo del resto del Mediterraneo. Non sarà semplice, nulla è semplice – ha continuato Di Maio – anche perché ci dobbiamo fare un esame di coscienza, la Libia 10 anni fa l’abbiamo destabilizzata noi occidentali, in Siria alcune scelte prese le abbiamo prese noi occidentali”.