Terzo settore: un anno di ‘Runts’, per iscriversi al registro sono essenziali gli strumenti digitali

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ROMA – Compie un anno il ‘Runts – Registro unico nazionale del Terzo Settore, una sorta di Anagrafe nazionale del No Profit: praticamente un ‘gemello’ del Registro Imprese che, istituito presso ogni Camera di Commercio, svolge la stessa funzione per le imprese. Un universo, quello del Terzo Settore, che nel nostro Paese conta più di 363mila realtà che, complessivamente, impiegano oltre 870mila dipendenti, secondo la fotografia scatta dall’Istat, coinvolgendo tutto lo stivale: oltre il 50% è attivo al Nord, il 22,2% al Centro, il 18,2% e il 9,4% rispettivamente al Sud e nelle Isole.

Per iscriversi al Runts gli enti devono dotarsi di una Posta elettronica certificata (Pec) e i loro rappresentanti legali devono avere uno strumento di Identità Digitale per accreditarsi (come Spid o CIE) e una soluzione di firma digitale per sottoscrivere tutti i documenti necessari alla pratica. Strumenti, questi, che possono essere richiesti sia presso la propria Camera di Commercio che online, tra cui la firma digitale ID InfoCamere in completa autonomia con SPID o prenotando un video-riconoscimento.

Essere iscritti al Runts è fondamentale per questa ampia platea di soggetti in quanto consente di ottenere la qualifica di Ente del Terzo Settore e, quindi, di godere delle agevolazioni fiscali e dei contributi specifici destinati a questi Enti, come le donazioni del 5×1000 da parte dei contribuenti. Ad esempio, in questo momento è possibile presentare progetti per ottenere un finanziamento agevolato nell’ambito dell’incentivo ‘Italia Economia Sociale’ gestito da InvItalia, con in dotazione 223 milioni di euro totali a sostegno delle imprese dell’economia sociale e di quelle culturali e creative.

Per partecipare al bando occorre essere iscritti nell’apposita sezione del Registro delle Imprese, nel Runts o in altri registri ufficiali e inviare la domanda tramite Pec, obbligatoriamente sottoscritta con firma digitale dal legale rappresentante dell’impresa o da un suo procuratore. L’agevolazione è dedicata a imprese sociali, cooperative sociali e i consorzi, società cooperative con qualifica di Onlus, imprese culturali e creative e i programmi d’investimento devono prevedere inclusione sociale di soggetti vulnerabili, incremento occupazionale dei lavoratori con disabilità, salvaguardia e valorizzazione dei beni storico-culturali, valorizzazione e salvaguardia dell’ambiente, rigenerazione urbana, turismo sostenibile e sostenibilità ambientale dell’attività di impresa.

Le spese ammesse a ‘Italia Economia Sociale’ sono di minimo 100 mila euro e massimo 10 milioni di euro, al netto dell’Iva, per finalità che vanno dall’acquisto di suolo aziendale alla realizzazione di opere edili o murarie, fino all’acquisto di macchinari, impianti e attrezzature nuovi inclusi programmi informatici, brevetti, licenze e know-how.