Triste fine per la storia di un impiegato

fantozzi alla riscossaSe ne parla di meno, forse perché letteratura e cinema non ne hanno mai reso un profilo accattivante. Ma l’impiegato, il travet, il Fantozzi ragionier Ugo, rimane una delle vittime più bistrattate della Crisi che si vive dal 2008.

Siamo vicini a una sparizione dei colletti bianchi? Anni fa l’ex ministro Brunetta, con la sua battaglia contro i presunti fannuloni delle amministrazioni pubbliche, contribuì non poco a destrutturarne l’immagine: assenteisti, poltroni, anche panzoni (come disse dei poliziotti dietro le scrivanie), beccati a timbrare per gli altri o con le buste della spesa al ritorno dalla pausa caffè.

Eppure non c’è manovra economica che non li prenda di mira: blocco del turn over, degli stipendi, tagli alle pensioni, innalzamento dell’età d’uscita (per le statali il tetto a 65 anni è arrivato anni prima del rispetto alle colleghe del privato).

E poi i test di “merito” (da cui per primi i dirigenti si sfilano), tornelli, micropause, dieta imposta persino ai metri quadri a disposizione per scrivania, cestino e cassetteria. Ma è chiaro che generalizzare è sempre sbagliato.

Ora però c’è la Crisi e i numeri sono terribili. In uno degli ultimi “round” di spending review, ad esempio, furono annunciati i primi 4.028 tagli (ma la ragioneria dello Stato ne conteggiò 24 mila, dimenticando i 4 mila esuberi di Inps e Inail, le eccedenze di Interni, Esteri ed Economia, quelle delle Agenzie fiscali e di Palazzo Chigi, più i precari degli enti locali, come gli oltre 5 mila dipendenti dei Centri per l’impiego).

Non scopriamo l’America, si punta al prepensionamento, ma nessuno esclude il ricorso alla mobilità all’80% dello stipendio per due anni e poi il licenziamento. Un fatto inedito per il settore pubblico. Dove tra l’altro ci sono 160 mila precari (230 mila compresi quelli della scuola che hanno mangiato il panettone, ma non hanno visto la calza della befana, visto che il loro contratto è scaduto a fine 2012.

Tempi bui anche per i tanti impiegati di banca, destinati a sfoltimenti dolorosi. Rischiano il posto in 35 mila, se va bene c’è il pensionamento anticipato obbligatorio. La chiamano la “rottamazione dei 55enni” , “la fine della categoria”. Crisi della finanza, incremento della tecnologia impongono tagli ai costi e rendono obsoleti gli sportelli.

Triste fine per la storia di un impiegato.