“Tutto è respiro”, la raccolta poetica di Alfredo Alessio Conti

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tutto è respiroPubblicata la raccolta poetica dal titolo “Tutto è respiro” di Alfredo Alessio Conti, con prefazione di Maria Rizzi, nella prestigiosa collana “Alcyone 2000”, Guido Miano Editore, Milano 2022. Il poeta Alfredo Alessio Conti è stato accostato in una precedente pubblicazione (La verità nascosta, 2020) al grande Giuseppe Ungaretti; in effetti l’arte della sottrazione e il mal di vivere che lo caratterizzano, evocano il climax del poeta di Alessandria d’Egitto, ovvero la disposizione dei concetti in modo da ottenere un effetto di un’intensità progressiva o regressiva e le sue macerazioni interiori. Il Nostro insegue una vita su misura per l’uomo ed esprime la sofferenza per ciò che potrebbe essere e non è: «L’universo / è il miracolo / della vita / quella che inizia / e che non si sa / dove vada a finire / quella che è morta / e che inizia / a vivere» (L’universo è un miracolo). Il termine miracolo, facendo passi indietro rispetto al latino ‘miraculum’, deriva da ‘smeiros’, che significa ‘sorriso’, esattamente ciò che si fa quando si assiste a qualcosa di molto bello. Alfredo Alessio Conti sembra invocare un rinascimento dello stupore; e crede che occorra rinnovare nei nostri cuori e nelle nostre anime il sogno immortale, l’eterna poesia, il senso perenne della vita intesa come miracolo.

La sua angoscia esistenziale, molto vicina al termine designato da Charles Baudelaire come il taedium vitae lucreziano, cerca riparo proprio nell’arte più antica e più bella: «Un po’ di poesia / altrimenti soffoco / ossigeno della vita / nei giorni / bui e tristi. // Solo un po’ di poesia / chiedo / per sopravvivere ancora / qualche giorno / qualche ora» (Un po’ di poesia). D’altronde per i poeti la vita si fonda su quel respiro inesauribile al quale attingere quando manca l’ossigeno; di loro si dice che sono ispirati perché donano quel respiro e nel processo compositivo fondono il razionale con l’intuitivo. I poeti, credenti o meno, hanno fede nella Vita con la maiuscola, tanto che lo stesso Leopardi scriveva: «Dalla lettura di un pezzo di vera, contemporanea poesia, in versi o in prosa (ma più efficace impressione è quella de’ versi), si può, e forse meglio (anche in questi sì prosaici tempi), dir quello che di un sorriso diceva lo Sterne: che essa aggiunge un filo alla tela brevissima della nostra vita. […]» (Zibaldone, [4450], 1 febbraio 1829).

Alfredo Alessio Conti appare consapevole che la scrittura esercita una forma di possesso spietata, qualche volta può essere distruttiva, perché la realtà è filtrata dai versi, ma nel suo caso interviene il potere della Provvidenza. Egli è teso alla verticalità, crede nella fede intesa come conoscenza del cuore che oltrepassa il potere della dimostrazione. I versi e la spiritualità rappresentano le sue gomene nella burrasca del tempo: «[…] / Lassù / salgono le nostre preghiere. // Lassù / si raccolgono i nostri sospiri / e le lacrime di chi si ama. // Lassù / s’avverano i nostri desideri / e i disegni divini. // Lassù / è magia, è poesia» (Lassù).

La fede nel suo dire si concretizza quasi come un luogo, un altrove rispetto al quotidiano, che diviene patria interiore, sopperisce al disincanto, placa il tormento, dona serenità. L’indifferenza è il grande pericolo delle anime tormentate, ma per l’Autore il cinismo, il mettere la polvere sotto al tappeto, il prendere un diretto verso la morte è sconfitto dalla Fede. Siamo tenuti a rendere conto a Dio delle nostre azioni, dei nostri dubbi, delle nostre paure. Il dialogo con l’Assoluto concede momenti catartici di epifanie esistenziali. E la presenza divina non è qualcosa di scolastico, di appreso, nasce prima dell’uomo, è Grazia, soprattutto nei momenti di assoluta corrispondenza.

Alfredo Alessio Conti narra in versi una storia che trafigge; conosce e vive la sofferenza, intesa nell’accezione etimologica, che deriva dalla radice latina sub, ‘sotto’ e ferre ‘portare’, e indica il sopportare, il tollerare, il resistere a vicende penose. Sembra si senta impossibilitato a salvare le cose e le persone che ama. Non trova risposte ai quesiti che ci poniamo tutti da sempre. La sua poesia senza annunci, senza autorevolezza, con umiltà assoluta, sta dietro alla realtà con ferocia, quasi in attesa che essa faccia un passo falso per riappropriarsene: «La mia casa / è disabitata ormai / dai ricordi, dalle presenze / disseminate dalle assenze / che la vita già conosce dalla nascita / e piano piano / richiuse le ante / si precipita nel buio assoluto / mentre il cuore langue / nuovi orizzonti / per chi passeggero / è sceso / alla sua ultima fermata» (Ultima fermata).

E sento il desiderio umano, affettivo, che prescinde dal ruolo di critico, di dire al nostro poeta che nella vita spesso bisogna tessere una tela di dolore per far sì che emerga l’immagine di un sorriso. Le amarezze, le delusioni, la malinconia non ci tolgono valore e dignità, ci maturano e ci consentono di prendere coscienza. Sono convinta che i caratteri più solidi siano cosparsi di cicatrici. L’unica vera grande sconfitta è la resa; Alfredo Alessio Conti ha il coraggio di piangere, di sanguinare, di dire le paure, la solitudine, ma non si arrende: «I rami carichi di neve / si adagiano / sull’acqua del fiume / paiano che dormano / cullati dalle onde / che si frangono tra i sassi / che cantano / una dolce ninna nanna / a questo creato / che ogni giorno si rinnova / in attesa di nuove stagioni / che mai / moriranno» (Che mai). Questa lirica, che crea un parallelismo con i miracoli della natura mi sembra che confermi la tempra di Conti. Nonostante asserisca che «[…] della (sua) tela / la trama / è disfatta» (La tela), conosce il segreto del ricucire, è consapevole che per tutti esiste il famoso vaso di Pandora dal quale si riversano tutti i mali, ma anche e soprattutto la Speranza. «È apparsa la luna / nella mia stanza / pallida / come la morte. // Nell’oscurità / s’intesse un richiamo / seppur lieve. // […]» (Nel suo porto).

Il dolore rovescia il senso della vita, ma può determinare il preludio di una rinascita. Conti sembra leggere questo messaggio nel creato, non nella propria storia: «Anni / di solitudine e silenzi / di sofferenze / odiando me stesso / immaginando / situazioni irreali / abbracciando ferite / che non si sono mai / rimarginate / mi sono messo / in disparte / e tutte le porte / si chiusero» (In disparte).

La silloge è composta con la telecamera rivolta verso se stesso; può sembrare difficilissimo, perché si rischia di essere definiti intimi, sentimentali, ma Conti mette a fuoco l’epica del quotidiano. Si suol dire che gli Artisti possiedano delle antenne particolari per percepire la realtà e ingigantiscano le cose; in realtà, lo sguardo del poeta recupera la grandezza delle storie, dei luoghi, delle emozioni; nella storia del Nostro possono rispecchiarsi quelle di tanti lettori e il suo modo di comporre va concepito come intimista, ovvero condivisibile.

Mi piace citare una lirica che nella brevità riassume il focus del versificare di Conti: «Oggi un raggio di sole / ha trafitto il mio cuore. // Ubriaco d’amore / vacillando / ho chiuso i miei occhi / sognando / il tuo triste / ritorno» (Sognando). Inevitabile l’accostamento al testo Ed è subito sera di Salvatore Quasimodo: ognuno è fermo e immobile, solo, nell’illusione di essere il/al centro della terra, illuminato (ma anche ferito) da un raggio di sole: e all’improvviso sopraggiunge la sera (la morte inaspettata); una delle poesie più significative ed espressive del nostro premio Nobel.

E come l’uomo delle liriche anche la poesia, nel passato, era al centro della nostra società, ma con la modernità si è ritirata ai suoi margini. Io credo che l’esilio di questa Arte si identifichi con l’esilio del genere umano.

A cura di Maria Rizzi

BIOGRAFIA

Alfredo Alessio Conti (1967, Bosisio, Lc) vive a Livigno (So). Poeta e scrittore, ha pubblicato le raccolte di liriche: Poesie Amiche (1991), Se il Vento (1993), Nelle dune di Saffo (1994), Avvolto dal tuo tenero amore (1998), E in questo mal di vivere (2002), Vivo di Te (2007), Salmodiando Dio Oggi (2008), Poesia insensata (2012), Ho un ragno nel cuore e amore i suoi fili d’argento (2012), Quando un poeta se ne va (2019), La verità nascosta (2020), Sulla soglia dell’infinito (2021); e le opere in prosa: Per una nuova managerialità nelle istituzioni educative (2007), Studi teologici giovanili (2012), Pietro e Paolo: Testimoni di fede e carità (2013), Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato: riflessioni sulla Passione e Resurrezione di Gesù (2014).

Alfredo Alessio Conti, Tutto è respiro, prefazione di Maria Rizzi, Guido Miano Editore, Milano 2022, pp. 64, isbn 978-88-31497-82-4, mianoposta@gmail.com.