Arriverà nei cinema italiani il 26 marzo, distribuito da Cineclub Internazionale, Un poeta, il nuovo film del regista colombiano Simón Mesa Soto, già premiato con il Premio della Giuria nella sezione Un Certain Regard al Festival di Cannes. Le anteprime italiane, a partire dal 22 marzo, saranno accompagnate dalla presenza dell’attore protagonista Ubeimar Rios.
Dopo l’acclamato esordio con Amparo, Mesa Soto torna sul grande schermo con un’opera che intreccia commedia e dramma, interrogandosi sul senso dell’arte, sul fallimento come condizione esistenziale e sulle contraddizioni del mondo culturale. Con uno sguardo ironico, empatico e profondamente critico, il regista costruisce un racconto che esplora il rapporto tra talento e riconoscimento, tra desiderio di trasmissione e rischio di appropriazione.
Al centro della storia c’è Oscar Restrepo, poeta che ha dedicato la vita alla scrittura senza ottenere alcun successo. Invecchiato, disilluso e intrappolato nell’immagine del “poeta fallito”, sopravvive ai margini finché l’incontro con Yurlady, adolescente di umili origini dotata di un talento bruciante, riaccende in lui un desiderio sopito: trasmettere, riscattarsi, forse salvarsi. Ma ciò che nasce come un gesto di cura si trasforma in un terreno ambiguo, dove proiezioni personali e dinamiche di potere rischiano di soffocare la voce più autentica della ragazza.
Parallelamente, Oscar tenta di restare vicino alla figlia Daniela, all’ultimo anno di scuola superiore. Il loro rapporto, insieme a quello con l’anziana madre, introduce nel film una dimensione intima e dolcissima che bilancia la tensione della storia principale, creando un’armonia narrativa che rappresenta uno dei punti di forza dell’opera.
Mesa Soto racconta che il film nasce da una domanda personale: “E se avessi fallito nell’arte?”. Dopo il successo del suo primo lungometraggio, il regista ha vissuto un momento di profonda incertezza creativa, immaginando una vita lontana dal cinema. Da questa riflessione è nato un progetto libero, irriverente, quasi “punk”, che sceglie la figura del poeta come simbolo di un’utopia ancora più fragile.
Un poeta diventa così una critica lucida alle istituzioni culturali e ai meccanismi che regolano la legittimazione artistica, mostrando come il talento possa essere protetto o soffocato, valorizzato o manipolato. Un film contemporaneo, che interroga il senso stesso dell’arte e della trasmissione culturale.
L’ossessione di Oscar Restrepo per la poesia non gli ha portato alcuna gloria. Invecchiato ed eccentrico, è ormai caduto nel cliché del poeta senza fortuna. L’incontro con Yurlady, un’adolescente dei quartieri poveri di Medellín dotata di un talento naturale per la scrittura, porta nuova luce nelle sue giornate. Ma introdurla nel mondo dei poeti potrebbe non essere la scelta giusta…
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