Vaccarino (Cna): “Dal Governatore della Banca d’Italia parole ingenerose verso il mondo delle micro e piccole imprese”

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ROMA – “Registriamo con incredulità le considerazioni finali del governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, secondo il quale il numero estremamente elevato di micro imprese sia la causa principale della fragilità del sistema produttivo. Addirittura la piccola dimensione riduce la domanda di lavoro qualificato generando un circolo vizioso di bassi salari e modeste opportunità di impiego che scoraggiano gli stessi investimenti in istruzione.” È quanto afferma il Presidente della CNA, Daniele Vaccarino, sottolineando che “sorprende che anche la Banca d’Italia alimenti il luogo comune che le micro e le piccole imprese siano la zavorra del sistema economico mentre contribuiscono in modo rilevante agli investimenti, all’export e all’occupazione”.

Tanto più in una fase di profonda crisi provocata dalla pandemia che ha dimostrato ancora una volta che la piccola dimensione è un ingranaggio vitale per il motore della crescita. Lo ha sottolineato con grande enfasi la Commissione Europea, lo hanno dimostrato concretamente paesi come Stati Uniti e Germania con corposi interventi di sostegno a misura di micro e piccole imprese per la rilevanza economica e per la funzione anche sociale.

“È estremamente ingeneroso parlare di modesta produttività delle PMI – afferma Vaccarino – e indicare che la piccola dimensione riduce il lavoro qualificato. Al contrario le micro imprese sono alla ricerca continua di tecnici specializzati che spesso non trovano”.

Non esistono imprenditori che rinuncino a far crescere e prosperare la propria attività, ma il successo dipende strettamente dall’ambiente in cui operano. E l’Italia purtroppo non offre il clima ideale per fare impresa. I piccoli devono fare i conti con il costo dell’energia elettrica più caro d’Europa, con gravissimi ritardi nelle infrastrutture e nella diffusione delle reti digitali, con una burocrazia soffocante e una complessità normativa che non hanno uguali al mondo.

I piccoli imprenditori non godono di tutele e di trattamenti privilegiati, ma ogni giorno devono misurarsi con la concorrenza. Non operano in mercati protetti che generano corpose rendite, e soprattutto se l’impresa va in crisi, non c’è lo Stato che arriva in soccorso con assegni miliardari come si è visto anche recentemente. Continuare a produrre una lettura macchiettistica sul ruolo della piccola dimensione d’impresa distorce la realtà e non aiuta a trovare quelle soluzioni per consentire al Paese di uscire da un lungo letargo.