
Tanto più in una fase di profonda crisi provocata dalla pandemia che ha dimostrato ancora una volta che la piccola dimensione è un ingranaggio vitale per il motore della crescita. Lo ha sottolineato con grande enfasi la Commissione Europea, lo hanno dimostrato concretamente paesi come Stati Uniti e Germania con corposi interventi di sostegno a misura di micro e piccole imprese per la rilevanza economica e per la funzione anche sociale.
“È estremamente ingeneroso parlare di modesta produttività delle PMI – afferma Vaccarino – e indicare che la piccola dimensione riduce il lavoro qualificato. Al contrario le micro imprese sono alla ricerca continua di tecnici specializzati che spesso non trovano”.
Non esistono imprenditori che rinuncino a far crescere e prosperare la propria attività, ma il successo dipende strettamente dall’ambiente in cui operano. E l’Italia purtroppo non offre il clima ideale per fare impresa. I piccoli devono fare i conti con il costo dell’energia elettrica più caro d’Europa, con gravissimi ritardi nelle infrastrutture e nella diffusione delle reti digitali, con una burocrazia soffocante e una complessità normativa che non hanno uguali al mondo.
I piccoli imprenditori non godono di tutele e di trattamenti privilegiati, ma ogni giorno devono misurarsi con la concorrenza. Non operano in mercati protetti che generano corpose rendite, e soprattutto se l’impresa va in crisi, non c’è lo Stato che arriva in soccorso con assegni miliardari come si è visto anche recentemente. Continuare a produrre una lettura macchiettistica sul ruolo della piccola dimensione d’impresa distorce la realtà e non aiuta a trovare quelle soluzioni per consentire al Paese di uscire da un lungo letargo.











