“Vita e persecuzione di Giovanni Falcone”, dal 23 maggio il nuovo libro di Claudio Martelli

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MILANO – Si chiama “Vita e persecuzione di Giovanni Falcone” il nuovo libro di Claudio Martelli che uscirà il 23 maggio, pubblicato da La Nave di Teseo. Nel trentennale della strage di Capaci, un racconto inedito e rivelatore di Giovanni Falcone, del suo metodo, della sua lotta contro la mafia e dei suoi nemici dentro lo Stato; scritto da chi lo ha conosciuto da vicino e con lui ha condiviso passioni e sacrifici, fino all’ultimo momento. “Ripercorrendo queste vicende della vita professionale di Falcone ci accorgiamo di come in effetti il paese, lo Stato, la magistratura, che forse ha più colpe di ogni altro, cominciarono a far morire Falcone nel gennaio 1988”, dichiarò Paolo Borsellino il 24 giugno 1992.

Aggiunge l’autore del libro, Claudio Martelli: “Giovanni Falcone era il più importante, il più capace, il più famoso tra i giudici che hanno combattuto la mafia. Per questo nello stesso giorno in cui fui nominato ministro della Giustizia lo chiamai e gli affidai l’incarico più importante del ministero, quello di direttore degli Affari Penali. Insieme abbiamo pensato e organizzato la più organica, determinata ed efficace strategia di contrasto a Cosa Nostra. La mafia reagì uccidendo prima Falcone poi Borsellino con una violenza terroristica più efferata e rabbiosa di quella armata in precedenza contro i molti giudici, poliziotti, uomini politici che l’avevano contrastata. Pur tra tante affinità, la storia di Falcone è diversa da quella degli altri uomini dello Stato che hanno combattuto la mafia perché solo a Falcone è capitato di essere perseguitato in vita non solo da Cosa Nostra, ma anche di essere avversato da colleghi magistrati, dalle loro istituzioni come il CSM e dall’Associazione Nazionale Magistrati, nonché da politici e da giornalisti di varie fazioni. Ancora oggi  di quest’altra faccia della luna poco si sa perché poco è stato detto. Fece eccezione l’amico più caro di Falcone, Paolo Borsellino: ‘La magistratura che forse ha più responsabilità di tutti cominciò a far morire Giovanni Falcone ben prima che la mafia lo assassinasse a Capaci’. Da allora sono passati trent’anni. Per rispetto di Falcone, dei ragazzi che non hanno vissuto quel tempo, degli adulti che non lo hanno capito o lo hanno dimenticato, sento il dovere di tornare a riflettere per raccontare le verità di allora e quelle più recenti che ho appreso insieme al ruolo di chi, nel bene e nel male, ne fu protagonista dentro le istituzioni dello Stato, nella società e nel mondo dell’informazione”.