
“Con un tetto cosi’ basso alla potenza delle antenne” servirebbero piu’ impianti con conseguente “invasione di antenne”. Soluzione che pero’ “non e’ praticabile perche’ sappiamo che la disponibilita’ a concedere lo spazio per nuovi impianti e’ molto limitata”: quindi “se non si alzano i limiti e non si rilasciano permessi per installare nuove antenne il risultato puo’ essere soltanto una rete congestionata, non in grado di reggere un traffico dati che cresce al ritmo del 40-50% l’anno”.
“Durante il lockdown la Rete ha sorpreso tutti per la sua tenuta ma questa resilienza non e’ frutto di un caso: in Italia sono stati investiti dalle Telco 100 miliardi di euro tra 2007 e 2020. Uno sforzo enorme – prosegue Hanssen – che ha permesso alla comunita’ nazionale di reagire e continuare a produrre. In futuro potrebbe non essere cosi’ a causa dei limiti che l’Italia si e’ scelta”.
“Per l’Italia – conclude l’esperto di WindTre – il rischio e’ di trovarsi in una trappola competitiva: dispone di uno dei piu’ importanti tessuti industriali del mondo, che deve continuare a digitalizzarsi per competere con gli altri paesi, ma potrebbe perdere terreno a vantaggio di Francia e Spagna, cosi’ come dei Paesi emergenti in Asia”.











