
Inizia così una narrazione affascinante, in cui il racconto autobiografico si intreccia con le storie dei pazienti. L’autrice evoca il piacere e il dolore di ritornare nella terra natale e le angosce che assillano lei, per prima, e altri iraniani.
Nel racconto si aprono di continuo scorci che lasciano intravedere le sedute con i pazienti: una celebre artista sogna di essere abbandonata e vuole stare sulla sedia dell’analista anziché sdraiata sul lettino, una giovane donna avvolta nel chador dice la propria vergogna per aver perso la verginità, un camionista grande e grosso sogna di fare sesso con sua madre… L’opera di Homayounpour, come scrive Abbas Kiarostami, “spalanca finestre e getta luce su quanto vi è di oscuro nell’anima umana”.
Gohar Homayounpour, scrittrice e psicoanalista, è membro della International Psychoanalytic Association e della American Psychoanalytic Association e della Società psicoanalitica italiana. Ha fondato il Freudian Group di Teheran. Nelle nostre edizioni ha pubblicato Blues a Teheran (2024) e Una psicoanalista a Teheran (2025).











