
“Ci serve uno spazio comune della difesa. E dobbiamo investire in tecnologia, ricerca, innovazione, formazione – ha aggiunto – Non a caso il ministro Crosetto ha parlato di un piano per raccogliere 5mila esperti in dati e cyber”. E se manca una regia, “siamo 27 paesi, ognuno con i suoi sistemi di difesa, che faticano a collaborare – ha osservato – Siamo individualmente molto vulnerabili mentre è iniziata una guerra ibrida molto seria che diventa sempre più grande. Un conflitto con armi convenzionali, ma anche a colpi di hackeraggi e Ia”.
Per un esercito Ue, “non sono maturi i tempi, ma possiamo almeno fare in modo che i sistemi di difesa dei paesi siano coordinati, orchestrati, più compatibili. E serve uno sforzo enorme su cybersecurity, Ia, dati, cloud, spazio. Siamo ancora indietro”. Per Cingolani, “serve uno scudo che nel multidominio, aria, terra, acqua e spazio, consenta che tutti i nostri sistemi si parlino per fare le analisi delle minacce e far partire la neutralizzazione. Serve tecnologia e grande velocità di risposta, anche in due minuti, considerata i tempi delle minacce ipersoniche e balistiche”.
Quanto al progetto ‘Michelangelo’, “può essere l’embrione di questo piano europeo che non scontenterebbe nessuno. Però può accelerare la creazione di uno scudo comune”. Sulla piattaforma, “abbiamo coinvolto il commissario Ue Andrius Kubilius – ha fatto sapere Cingolani – E presenteremo l’idea in Europa. Intanto parliamo con le aziende. È l’unica strada in tempi brevi”, in “tre o quattro” anni.











