
Secondo Mancini “da anni l’Italia è un obiettivo di ricerca molto importante e che l’intelligence russa, soprattutto quel servizio CRU che costituì Lenin – e che ancora non ha cambiato acronimo – sia ancora molto forte e molto presente. Vorrei solo citare alcuni fatti. Chi non vede questa presenza di penetrazione dei servizi russi in Italia, ma soprattutto in Europa, non vede l’ovvio. Pochi mesi fa è stato condannato un tenente colonnello di Marina, Walter Biot, a circa 50 anni di carcere per spionaggio mentre cedeva notizie segrete, criptate, e che il ROS, l’ottimo reparto dei Carabinieri, lo ha colto in fragranza di reato. E quindi è stato catturato. Potrei citare altri fatti”.
Mancini ha poi spiegato di condividere “pienamente l’allarme del ministro della difesa Guido Crosetto. Certamente non arriveranno i russi a cavallo, i cosacchi verso Trieste, ma c’è già in atto una penetrazione da parte dell’intelligence russa. Ci sono fatti circostanziati in Germania e in Austria che producono procedimenti penali verso persone che si sono vendute. I cittadini appartenenti all’intelligence si sono venduti e sono stati reclutati dai servizi russi”.
Secondo Mancini “bisogna tornare ai metodi tradizionali. Capire dove sono le sensibilità. Rafforzare il controspionaggio offensivo. Noi del Sismi con questo metodo abbiamo sventato l’11 settembre italiano a Beirut. Il controspionaggio previene il crimine, non corre dietro i cadaveri. La tecnologia è importantissima, ma leggere tra le righe, tra gli spazi bianchi non c’è scritto niente, bisogna interpretare. La tecnologia non interpreta, l’uomo si”. In apertura di puntata, sollecitato da Antonino Monteleone sulla vicenda legata a Sigfrido Ranucci, Mancini non ha voluto commentare spiegando che “io non ho nessun conto in sospeso con nessuno”.











