Alessandra Casetta, in bilico tra antichi simboli e moderni concetti per una nuova Metafisica

antichità

Esistono artisti contemporanei che, un po’ per scelta e un po’ per inclinazione naturale, sfuggono a ogni definizione stilistica perché hanno quella rara capacità di ridefinire nuovi confini e dare un senso nuovo a ciò che c’era prima. L’artista di oggi è una perfetta esponente di coloro i quali usano un linguaggio del tutto personale.

Le opere di Alessandra Casetta costituiscono momenti meditativi, sospesi nel silenzio di una riflessione stimolata e accentuata dall’utilizzo di tonalità polverose, scure ma al tempo stesso avvolte di luce morbida che dona all’osservatore la sensazione di trovarsi in una stanza, quella dell’interiorità, in cui non può esserci il pieno giorno perché lo distoglierebbe dal percorso introspettivo. Ciò che viene rappresentato, raccontato dal tocco delicato che mai vira verso l’eccessiva emotività, nasconde sempre un concetto profondo, un simbolo da scoprire, su cui indirizzare le riflessioni e dal quale lasciarsi in qualche modo prendere per poi ritrovarsi alla luce di una nuova coscienza del rapporto tra tempo e non spazio; le opere della Casetta sembrano infatti esistere in una dimensione irreale, quasi sospese perché la rarefazione dell’ambiente circostante è necessaria per evidenziare i soggetti, porli al centro di tutto. L’oggetto che diviene protagonista non può non avvicinarla a quella parte della Metafisica più vicina a Morandi che non ad altri esponenti di questo stile, proprio per la capacità che Alessandra Casetta dimostra chiaramente di sapersi perdere dentro la magia di qualcosa, oggetto o animale o paesaggio, che l’occhio già conosce e che lei idealizza in maniera differente in base al proprio personale sentire.

luci alla ribalta
1 Luci alla ribalta

Non si ferma all’immagine l’artista, perché ha bisogno di emozionarsi, ed emozionare, attraverso un simbolo, a volte appena intuibile altre invece decisamente più palpabile, una rappresentazione di una realtà filtrata dall’emozione e messa in risalto proprio dalle caratteristiche atmosfere sfumate che danno la sensazione di ascoltare un sussurro, un intenso sottovoce che non può fare a meno di essere ascoltato.

e luce fu
2 E luce fu
in memoria di me
3 In memoria di me

La produzione artistica di Alessandra Casetta spazia dalle opere più religiose, legate alla sofferenza di Gesù di cui lei racconta il sacrifico compiuto per il genere umano, quel gesto che non può e non deve essere dimenticato proprio per la profondità e l’importanza del suo significato che lei amplifica attraverso i titoli, E luce fu e In memoria di me, dove luci e ombre, sfumature e definizioni sono magistralmente alternate per avvolgere l’osservatore in un’atmosfera di alto impatto emotivo. Le nature morte sono legate al passato, a memorie indelebili nel tempo, quel tempo sospeso e avvolto di chiaroscuro in cui le tonalità sono utilizzate dalla Casetta come se fossero tasti di un pianoforte che accompagnano il filo del ricordo, e al tempo stesso ne evidenziano i dettagli più importanti; la tazzina appesa al filo dell’opera Antichità, l’opera in copertina articolo, sembra voler ricondurre l’osservatore alla sua semplice importanza nella vita dei protagonisti di quella scena – l’uomo e la donna al centro del cameo -, preziosa tanto quanto la collana di perle posta al lato.

amore greco
4 Amore greco

E poi la bellezza classica di Amore greco, in cui la bellissima anfora si pone, silenzioso scrigno ed eco di una grande civiltà del passato, in primo piano, prima attrice dell’intera scena.

cime tempestose
5 Cime tempestose

La forza della natura suscita e libera le sensazioni più intense, opere come Cime tempestose e Sea’s melody, inducono a riflettere sulla forza di eventi naturali a cui l’uomo può solo assistere, tassello impotente e al tempo stesso meravigliato e rapito per ciò che accade davanti ai suoi occhi.

shenty
6 Shenty

Ma il simbolismo più forte, quello più legato alla Metafisica esce prorompente dalle opere in cui gli animali diventano protagonisti ognuno con la propria raffigurazione di un legame con la debolezza umana che non può non calamitare l’attenzione all’interno dell’opera, dentro l’immagine ma poi soffermandosi sul suo significato più profondo. Shenty ad esempio rappresenta l’airone, simbolo del ponte tra i mondi nell’antico Egitto, rappresenta l’immortalità, la tendenza naturale dell’essere umano dalla notte dei tempi, quella ricerca di una non fine che da sempre affascina pur restando un desiderio irrealizzabile; e infine l’elefante de La corsa, che sembra descrivere il faticoso cammino di chi ha sulle spalle il pesante fardello dell’esistenza, gli errori del passato e le questioni spesso irrisolte che fanno parte del proprio bagaglio, eppure non rinuncia a guardare avanti, andare verso il futuro che potrà essere risolutivo o forse no, ma la cosa importante è perseguire l’obiettivo.

la corsa
7 La corsa

Alessandra Casetta è un’artista che lascia una traccia, uno spunto di profonda analisi eppure una sensazione di calma, perché non c’è disequilibrio nell’esplorazione di sé, anzi l’approccio è consapevole e per questo sereno. Numerose sono le mostre collettive e personali al suo attivo, sia in Italia che all’estero – Russia, Inghilterra, Francia, Repubblica Ceca, solo per citare alcuni paesi – che le hanno permesso di essere notata, e di riscuotere ampi consensi, sia dal pubblico che dagli esperti del settore.

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