
“Sarebbe comodo in una camera d’albergo”, rileva uno degli autori, Simon Tanner. In questo modo, aggiunge “gli ospiti avrebbero accesso al Wi-Fi dell’hotel senza dover inserire una password sul proprio dispositivo”. I ricercatori fanno viaggiare i dati nella musica stessa, ma su frequenze che l’orecchio umano non può ascoltare e una volta catturati dal microfono dello smartphone li decodificano grazie a un algoritmo. La tecnica può trasferire fino a 400 bit al secondo. Il principio di trasmissione è diverso dal sistema RDS, nelle autoradio.











